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De Vita Solitaria - Campomanfoli / Reviews
IT - Recensione su Advent Gore
| Al naturale tutto essere vittorioso. L'ambiente fornisce all'uomo ogni dettaglio, particolare, necessario per la conoscenza del cerchio che lo circonda. Questo fine ultimo è espresso nella solitudine di un uomo, Giulio, una volta a contatto con il reale. Un reale crudele, spasmodicamente noioso, costituito da una terribile quotidianità dalla quale possiamo fuggire grazie ad un evento, l'ascolto di Campomanfoli nel suo progetto De Vita Solitaria. Eccolo che, "Al tramonto", "Il Cane Marrone apre le porte dell'Infinito Onirico", illuminando le nostre membra degli specifici desideri, l'utopia di un riposo eterno e piumoso, come le ali di un angelo che si librano nel cielo di un colle in una notte umida; osserviamo le sue lasciate gocce ne "Il Chiatrone del Monte", un lento scorrere di perline, leggermente ruvide e azzurre, polverose del luogo nel quale si trovano. Ed è dopo una breve introduzione bucolica che si assiste alla venuta di un essere extra-umano, suoni straordinari e inaspettati che ci lasciano allibiti, "Le paure inconsce di MT" per mostrare la faccia benevole di "P.", un parco arcadico che richiama una pace paradisiaca. Sfociare nella commozione con "Terrazzo 10-12" è possibile. Tutto lo è nell'universo parallelo a "L'Uomo l'Amore e la Morte"[qua la recensione], perché "L'Ira dell'Agnello" può trasformarsi in una magica e toccante narrazione, con il semplice splendore di un volto sempreverde, la musica sincera di chi scrive per passione. |
IT - Recensione su Delere mundi
| De Vita Solitaria è un altro progetto dell'impegnatissimo Giulio, che già conosciamo per il suo L'Ira dell'Agnello; seppur prosegua sul cammino tracciato nel doppio cd "L'Uomo l'Amore e la Morte", con questo progetto si discosta da certi suoni caratterizzando l'essenza dei brani con molta più atmosfericità e melodie eteree. Il disco che vado a presentarvi si intitola Campomanfoli ed è una sorta di omaggio al paese natale dell'artista, nel cui ritratto ideale egli dipinge attraverso la Musica tutte le sensazioni, le esperienze ed i pensieri legati a quel particolare posto. La colonna portante di questo lavoro è facilmente rintracciabile nella serie di numerosi effetti sonori, che a livello di utilizzo strutturale ricalcano le linee già sentite in precedenza, vestendo però un ruolo di maggiore importanza, donando ai pezzi un forte senso onirico; tuttavia c'è anche spazio per la fidatissima chitarra acustica, che scandisce l'aria ed i tempi su cui si intessono sonorità semplici, minimali, ma decisamente toccanti. Non mancano tracce prettamente descrittive, atmosferiche ed ambientali, come una camminata collinare tra gli animali tipici di un podere, il lavorare di un fattore oppure l'accompagnamento di una semplice seduta volta a comtemplare il paesaggio, persa in riflessioni di qualsiasi tipo. Le capacità di questo artista erano già state messe in mostra con l'esordio de L'Ira dell'Agnello, nella cui recensione avevo sottolineato l'efficacia del suo saper rapire il pubblico trasportandolo in una dimensione immaginaria; ebbene questo tratto risulta ancora più sviluppato nell'album Campomanfoli, caratterizzato da sonorità dal marcato stampo ambientale capaci di emanare un vellutato manto di emozioni composto dall'unirsi di Musica e sensazioni estemporanee, evocate da quelle linee melodiche semplici ma così coinvolgenti tali da far immergere completamente l'ascoltatore all'interno dei brani dove viene circondato e sopraffatto in un avvicendarsi di toni delicati, solenni, astratti eppure così reali da portare la mente a ricordi d'infanzia e vita vissuta. Passando al lato "concettuale" di questo progetto, per chi non ne conoscesse già il significato posso esplicare in qualche parola che cosa è il "De Vita Solitaria": l'opera del Petrarca che porta questo nome risale al periodo tra 1346 e 1356, un trattato [diviso in due libri] che centra il suo contenuto sull'importanza della solitudine. Ne viene esaltata la qualità necessaria per una vita contemplativa, dedita agli studi religiosi e/o filosofici, anche immergendosi in un contesto rurale od agreste. Di conseguenza i pezzi rappresentano, in modo più o meno fedele, l'accompagnamento o la completa realizzazione di questi concetti; il risultato è un suono ambientale, soave ed evocativo, caratterizzato da un songwriting estremamente personale reso unico dalla basilare componente visionaria la quale viene abilmente manovrata ed incanalata in melodie dal forte impatto, protagoniste indiscusse di un disco che segue un percorso tutto suo, tra sperimentazioni sonore e musica d'ambiente anche derivativa. |
