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Three Steps to the Ocean - Until today becomes yesterday / Reviews

GER - Review on thepostrock.de

Die Mailänder Three Steps To The Ocean lassen sich Zeit auf ihrem ersten Album “Until Today Becomes Yesterday”. Von den sechs rein instrumentalen Kompositionen überschreiten vier die Sieben-Minuten-Marke und beziehen ihre Spannung und Dynamik aus dem bewährten Wechselspiel zwischen lauten und leisen Momenten. Die geschickt integrierten Synthesizer Sounds unterstreichen zudem die melancholisch-dramatische Stimmung der Songs. Außerdem versteht es das Quartett perfekt, an den entscheidenden Stellen die nötige doomige Härte in ihren Postrock einfließen zu lassen, was dazu führt, dass über die gesamte Albumlänge keinerlei Monotonie aufkommt. Von uns gibt es dafür definitiv eine dicke Kaufempfehlung!

Auf CD erschien “Until Today Becomes Yesterday” bereits im Oktober 2009 über das italienische Label Frohike Records, die 12” Colored Vinyl Version, von der Band für Mitte 2010 angekündigt, wird via KNVBIRecords/Robotic Empire veröffentlicht werden.

 

IT - Recensione su MP News

Piccole realtà crescono. Passati tre anni dall’uscita del loro primo demo, i Three Steps to the Ocean tentano di rianimare la scena post italiana ultimamente non di certo folgorante per quanto concerne originalità e qualità. Missione riuscita? In parte. I TSTTO sicuramente confermano con questo “Until Today Becomes Yesterday”, edito da Frohike Records, quello che già nel 2006 avevano lasciato intravedere con un primo demo contenente tre tracce. Il songwriting è sicuramente presente così la buona scelta degli arrangiamenti, sempre dinamici e attenti a non appesantire troppo la complessa trama sonora. Già perchè il gruppo mostra fin dalla traccia d’apertura, December 31st 1844, di destreggiarsi sapientemente tra cavalcate in puro stile Mogwai accompagnate da atmosfere che ricordano con piacere i Pelican del periodo “The Fire in Our Throats Will Beckon the Thaw”. I picchi non mancano. In particolare, la traccia finale “Il quinto giorno” sintetizza con precisione il mood e la ricerca di un album che sicuramente non sfigura accanto alle uscite internazionali del genere. Cosa manca allora? Il problema maggiore è probabilmente il volersi muovere entro confini ampiamente definiti nel corso di questo decennio dai mostri sacri del genere. Raramente in “Until Today Becomes Yesterday”, si sente qualche tentativo di “varcare la soglia”, di esplorare confini non ancora delineati. Questo difetto, purtroppo, sembra accompagnare la stragrande maggioranza delle uscite italiane recenti, specialmente in ambito post-rock/metal. Assegnare l’etichetta ai TSTTO di “ennesimo gruppo derivativo post-rock italiano” ci sembra, tuttavia, quantomeno affrontato nonché superficiale. Until Today Becomes Yesterday è un album realizzato con grande cura dei dettagli, capace di produrre pezzi in grado di “andersela a giocare” in casa di nomi dal richiamo sicuramente più forte ma che ultimamente non brillano certo per orgininalità (Pelican su tutti). Ma soprattutto Until Today Becomes Yesterday è il primo album di una band giovane che ha senz’altro delle qualità importanti che vanno sfruttate in futuro. Anche se sarebbe l’ora di riflettere con più attenzione sul come vadano sfruttate queste qualità, pena l’eventuale estinzione del genere.

 

GER - Review on Metalnews.de

Nach einer gelungenen, selbst betitelten EP im Jahr 2006 legen THREE STEPS TO THE OCEAN aus der Nähe von Mailand mit „Until Today Becomes Yesterday“ ihr Debütalbum vor. Eigentlich ist die schick aufgemachte CD der Post-Rocker zwar schon im letzten Oktober erschienen, jedoch erst kürzlich in meinem Briefkasten gelandet.

Aber besser spät als gar nicht, also los geht’s: Nach wie vor verfolgen die rein instrumental agierenden Italiener ihre eigene Vorstellung des Post Rock, wobei sie das Rad natürlich nicht neu erfinden und oftmals an PELICAN, MONO, RED SPAROWES oder auch EXPLOSIONS IN THE SKY erinnern. Dennoch heben sie sich durch den vermehrten Einsatz von Synthesizern und Keyboards etwas von dem Gros der Bands ab, denn dadurch wirken ihre Kompositionen insgesamt verträumter und nicht ganz so brachial und kantig. Ausbrüche mit Riff-Klangwänden gibt es natürlich trotzdem, jedoch werden diese viel spärlicher eingesetzt als bei vergleichbaren Bands. Diese stilistische Vielfalt ist einerseits ein großer Vorteil von THREE STEPS TO THE OCEAN, zumal bei dem Quartett auch das Wort ‚Dynamik’ ganz groß geschrieben wird, andererseits lässt sich dadurch nicht vermeiden, dass manche der Songs etwas vor sich hinplätschern. Dies fällt vor allem bei den Übergängen „It’s A Day, Maybe More, Since I Saw You“ und „It’s A Minute, Maybe More, Since I Could See“ ins Gewicht fällt, die sicherlich bewusst ruhig konzipiert wurden, dem Album aber etwas an Fahrt nehmen. Richtig gut gelungen sind dafür der bestens ausgewählte Opener „December 31st 1844“, „Remember Lynne Cox“ sowie das abschließende „Il Quinto Giorno“ [übrigens der italienische Titel von Frank Schätzings Buch „Der Schwarm], auch wenn der letzte Songs nicht ganz an das wunderbare „Submerged Universe“ der EP heranreichen kann – aber das ist auch schwierig.

Wer auf etwas ruhigeren und verträumteren, aber keineswegs zahnlosen Post Rock steht sowie eher nach den leisen Zwischentönen sucht, jedoch auch mit gelegentlichen Riffwänden klarkommt, wird bei THREE STEPS TO THE OCEAN fündig werden und sollte „Until Today Becomes Yesterday“ antesten. Während einige wirklich prima gelungene Nummern auf der Scheibe stehen, fehlen mir über die Gesamtspielzeit hinweg jedoch noch ein wenig der packende Fluss und ausnahmslos fesselnde Stücke, die die Spannung durchweg aufrechterhalten und die Konkurrenz auf die Ränge verweisen können. Alles in allem ein gutes Debüt der Italiener, die das Zeug zu noch mehr haben und sich auf dem nächsten Album sicherlich positiv weiterentwickeln werden.

 

FR - Review on Music in Belgium

Three Steps to the Ocean appartient à la mouvance post rock et nous vient de Milan. "Until Today Becomes Yesterday" est leur premier album studio. Sous-divisé en 6 titres, ce disque est le témoignage de la manière dont la scène underground de la Péninsule trouve progressivement son autonomie. Three Steps to the Ocean se rapproche de groupes porteurs d'une nouvelle spiritualité musicale comme les Américains d’Isis, les Finlandais de Callisto ou Zu. L’album s’ouvre sur "December 31st 1844", opus cryptique et vampirique avec ses notes calmes de guitare et ses envolées rythmiques quasi tribales, quelque part entre Cure et Mogwai. Le diptyque "Remember Lynn Cox-It's A Day, Maybe More, Since I Saw You" projette l’auditeur dans une atmosphère mélancolique de silence et de méditation. "Diomede" est quant à lui à cheval entre des effets de guitare majestueux, des plages calmes et des accélérations de batterie soudaines. "It's A Minute, Maybe More, Since I Could See" est en rupture avec des tons éthérés qui vont toucher les plates-bandes de leurs compatriotes Vanessa Van Basten. "Il quinto giornio", dernier morceau de l’album, évolue entre passages acoustiques et gros son de guitare, avant de culminer vers un solo de basse sous-tendu par des effets sonores multiples. S’il vous vient l’envie de tester sur scène ces Milanais, ils sont actuellement en tournée européenne avec un passage à Lille le 2 mars où ils joueront avec Cecilia Eyes.

 

IT - Recensione su NerConiglio

PREMESSA: L’udito è il primo senso che si sviluppa dal momento in cui siamo concepiti, la sensazione fetale che si prova quando si ascolta della buona musica è ciò che spesso rende odioso dover sviscerare un disco, senza lasciare la possibilità di farsi cullare dal lavoro a cui ci si sta dedicando. Certi generi, come quello di cui vado a discutere, sono forse proprio per questo motivo ancora più difficili da recensire dato che si basano su un’idea e sulla sensazione che il musicista deve ricreare per definirla. Queste sensazioni sono molto personali, quindi è facile che nell’ascoltare il disco non vi ritroviate nelle mie conclusioni. Dal canto mio spero solo di invogliarvi a compiere un viaggio nella musica. Bye.

Trovare un lavoro post rock davvero sopra la media non è facile. In italia tra l’altro abbiamo la s f o r t u n a (ogni riferimento a band varie ed eventuali è puramente casuale e non voluto) di non avere quell’enorme scambio di idee musicali che si hanno in altri paesi, che putroppo sono molto, troppo distanti. Ma (e quando si inizia una frase con un “ma”, dopo una introduzione così, possiamo solo esserne felici), nonostante un panorama ridotto, una cultura musicale imbarazzante e gli stessi nomi da 50 anni a Sanremo, nel nostro paese c’è ancora la voglia di creare. La voglia di scrivere una poesia in musica.

State leggendo un libro, gli occhi vanno al di là delle parole, vi si crea nella testa l’immagine che l’autore si è prodigato di mettere per iscritto. I Three Steps To The Ocean fanno questo, con un colpo di cassa e un accordo di chitarra ci portano sullo stretto di Bering, tra le isole Diomede. I riferimenti nei titoli lì ci spediscono (tracce 3 e 4: Lynne Cox è una nuotatrice che durante la guerra fredda riuscì a colmare lo spazio tra le due isole con la sola forza delle sue braccia). Until Today Become Yesterday è un lavoro molto maturo, molto studiato, molto. I suoni sono cupi e corposi, elaborati, ma non esagerati. L’elettronica non manca, completa. La grande dote del gruppo è stata quella di riuscire ad immergere chi ascolta in un sogno liquido, perchè la sensazione è quella, una serie di note della chitarra quasi sempre effettata, e con coscienza, diventa, nella testa dell’ascoltatore, dell’acqua che sgorga. Il fondo creato dagli sturmenti a corda molto riverberati e dalle aggiunte digitali crea il legante necessario per creare un effetto a 360 gradi. La batteria è utilizzata come uno strumendo a tutto tondo e non solo un semplice metronomo. Non fatevi portare fuori strada, non aspettatevi un lavoro tranquillo “semplicemente” perchè il bello del disco è che nonstante le atmosfere ovattate i ragazzi ci danno dentro, e parecchio. Da un momento all’altro, come fosse naturale e con un tiro pazzesco.

Il disco si apre con Dicember 31st 1844, un chiaro riferimento al titolo (il 31 dicembre 1844 è stato scelto per appianare un errore nel calendario delle Filippine: il giorno è stato scalato al 30 ed eccoci ad avere un “oggi” che diventa “ieri”). La traccia può essere descritta come un sapiente equilibrio di sintesi e chitarre “pulite”, fino a quando, con la forza delle onde, i suoni si saturano e l’impatto sonoro gode il suo massimo splendore anche quando i musicisti ci danno l’illusione che il ritmo rallentato ci porti verso la fine del brano, ma non è così. Per fortuna. Il secondo pezzo (It’s a Day, Maybe More, Since I Saw You) è più tranquillo e riflessivo, quasi triste, ma non per questo “semplice” o banale, un perfetto “bridge” per Diomede che risente della malinconia dell’introduzione e la tiene con sé. Le chitarre qui cullano per poi portarti ad un brusco risveglio dal viaggio onirico proposto in precedenza. I toni si alzano per poi ricadere con un moto undulatorio continuo che ti permette di abbandonarti alla musica e di goderti appieno l’esperienza che ti si sta proponendo. Remember Lynne Cox è un pezzo con un tema ben definito e scandito che per buona parte della canzone viene ripetuto o comunque riarrangiato; sembra che l’intenzione dei Three Steps sia proprio quella di voler inneggiare alla perseveranza. Incontriamo It’s Minute, Maybe More, Since I Could See che la traccia ha già preso forma, e ci proietta in una dimensione malinconica e fluttante. Dimensione necessaria per approcciarci a Il quinto giorno, brano ombroso che ci lascia intravedere una luce ma non c’è verso di raggiungerla. Per tutti gli otto minuti del brano siamo trasportati da strumenti che si scavano una nicchia importante all’interno della melodia, per poi unirsi in una orchestra dall’impatto notevolissimo.

Il panorama sonoro di questo ottimo lavoro è totalizzante. Quando non c’è la potenza satura delle chitarre a fare da tramite, il caleidoscopio è completato da una ricchezza di armonie davvero “permeanti”, che aiutano a ricostruire l’atmosfera e a riempirla di sensazioni. Questo disco è un viaggio intellettuale ambivalente. Può essere goduto appieno solo se gli viene dedicata l’attenzione che si merita, soprattutto se si ascolta con l’intenzione di sviscerare tutto il fruibile; ciò nonostante è un ottimo supporto multimediale per una lettura o per un frammento di vita quotidiana che richieda un certo tipo di concentrazione, dato che pure i pezzi più “tirati” sembrano essere concepiti, magistralmente, per non disturbare (anzi, per allietare, direi) l’orecchio dell’ascoltatore.

 

ES - Review on Musiteka

Suena a: Isis, creo que no puedo encontrarles parecido a alguien más aunque last.fm dice que suena a Lento, Latitudes, si alguien sabe información de este grupo y me pasa un poco le estaré por demás agradecido. Estimados visitantes, dejenme decirles que me siento un poco frustrado por no tener información concisa de este grupo, por lo que investigue es un grupo Italiano, cuya formación se remonta al 2006, en el viejo continente tienen una buena reputación y aceptación, este es su primer LP, dado que previamente habian lanzado un EP(que aún no escucho), en lo personal puedo decirles que este album me resulta interesante, aunque también puedo decirles que no es nada extraordinario ni nada que descubra el hilo negro de las cosas, pero hay algo hay algo que me hace compartirlo, hay algo que hace que valga la pena escucharlo, aún estoy en proceso de digerirlo, pero como lo dije antes, hay algo en los ritmos y riffs que manejan que me atrapan por momentos, lo que hace que lo catalogue a este album como “bueno”, pero en fin, son ustedes son lo que tendrán la última palabra, ENJOY!!!

 

GER - Review on sounds2move

Unter dem stilvollen Namen Three Steps to the Ocean firmieren seit 2006 vier junge Herren aus dem sonnigen Italien, um einer Musik zu frönen, die so gar nicht zu Dolce Vita und südländischer Lebensfreude passen will. Stattdessen nimmt man in Kauf, wohl wenige bis gar keine Chancen beim Mainstream-Publikum zu haben, sondern lieber der eigenen Vision zu folgen. Was auf „Until today becomes yesterday“ bezogen mit Melancholic Rock meets Post Rock, Ambiente und vereinzelt fast schon doomigen Passagen zu übersetzten ist. Dabei wird auf jede Art von Gesang gleich komplett verzichtet und dafür voll und ganz auf Klangmalerei gesetzt. Und das können die Italiener auch ruhigen Gewissens tun, denn die optische Umsetzung dieses Digipaks ist ebenso stilvoll wie die in ihm beheimatete Musik und schwelgerische Songtitel der Marke „It’s a day, maybe more, since I saw you“. Bei besagter Nummer können wir dem geneigten Leser auch sogleich eine halbwegs repräsentative Referenz für den Sound, den Three Steps to the Ocean auf ihrem Debüt-Longplayer bieten, an die Hand geben. Klingt doch nicht nur dieser mit knapp drei Minuten sehr mundgerechte Seelenschmeichler mit seinen weiten Klanglandschaften nach den neueren Scheiben der Briten Anathema. Wie lang die einzelnen Songs überhaupt sind (drei bis neun Minuten wer’s wissen will), nimmt man während dem Konsum von „Until today becomes yesterday“ allerdings nur selten wahr, wurden die sechs Stücke doch übergangslos zu einer großen, düster-verträumten Klangkollage zusammengefügt. Die spielerische Raffinesse und ein Gespür für stil- und stimmungsvolle Arrangements machen aus diesem Album ein hörenswertes, vierzigminütiges Kleinod, das man im absolut wohlwollendsten Sinne auch prima nebenher hören kann, in das man sich andererseits aber auch vortrefflich hinein fallen lassen kann, um sich an den vielen Akzenten zu erfreuen. Diesen Spagat schaffte nur ein Bruchteil derjenigen Bands, die es irgendwann einmal versucht haben – und eine davon heißt Three Steps to the Ocean. Das hier ist Anspruch, der mit traumtänzerischer Leichtigkeit vorgetragen wird, Respekt.

 

GER - Review on Metal.de

Von ihrer Heimatstadt Mailand aus sind es zwar einige mehr bis ans Meer, aber die Vier hier nannten sich im Januar 2006 trotzdem THREE STEPS TO THE OCEAN. “Until Today Becomes Yesterday“ ist nun nach einer selbstbetitelten, auf gute Resonanz gestoßenen EP im Folgejahr ihr Debütalbum. Die Platte mit dem schlichten, stimmungsvollen Cover bietet 40 Minuten lang rein instrumentalen Postrock, erinnert an PELICAN oder die Würzburger OMEGA MASSIF. Im Unterschied zu diesen Bands arbeitet man aber neben Gitarre, Bass und Schlagzeug auch mit Synthesizer-Klängen – das Resultat wirkt weniger wuchtig und metallisch, dafür entrückter und verträumter. Das soll jedoch nicht heißen, dass die sechs Instrumentalstücke nur vor sich hin plätschern, denn sie sind von vielen interessanten, etwaiger Monotonie entgegenwirkenden Details durchzogen und auch Laut-Leise-Dynamik wird zumeist groß geschrieben. So schaffen es Lieder wie “December 31st 1844“ oder “Remember Lynne Cox“, trotz fehlenden Gesangs die Aufmerksamkeit des Hörers auf sich ziehen und diese über ihre Dauer von sieben bis neun Minuten auch zu behalten. Über die volle Albumdistanz jedoch tut sich “Until Today Becomes Yesterday“ damit schwerer und man muss aufpassen, dass es nicht gegen Ende – wenn auch das verhältnismäßig schwere “Il Quinto Giorno“ hier noch einmal ein wenig entgegensteuern kann – völlig in den Hintergrund getreten ist, da man sich nach einigen Momenten oder Minuten in Gedankenversunkenheit längst wieder anderen Dingen als dem bloßen Musikhören zugewandt hatte. Mit “Until Today Becomes Yesterday“ ist THREE STEPS TO THE OCEAN ohne Frage ein detailverliebtes und interessantes Instrumentalalbum gelungen, in das man zunächst mit Freude eintaucht. Aber mit zunehmender Spieldauer machen sich leichte Abnutzungserscheinungen und wohl auch ein klein wenig Enttäuschung breit; es fehlt der große Spannungsbogen, ein furioses Finale, etwas Unerwartetes, das auch bei Stück Nummer fünf und sechs noch fesselt. Was bei der ersten EP vor knapp drei Jahren mit dem abschließenden “Submerged Universe“ noch gut gelungen war, funktioniert nun über die Langstrecke nicht mehr ganz so uneingeschränkt.

 

EN - Review on PsychotropicZone

Three Steps to the Ocean is a new Italian, instrumental post rock band who have prior to this debut full-length of theirs put out one EP. The band sound created with guitars, bass, drums, synthesizers and programming varies from melodic, dreamy atmospheric stuff to even very heavy blasting. The most important thing always seems to be mediating different, powerful emotional charges. There are also some psychedelic elements and acoustic guitar included, and in addition to the traditional post rock bands I’m sometimes reminded of Porcupine Tree and even Grails, and at times the going is very metallic. The album starts off with the amazing ”December 31st 1844” that has both sad, beautiful and laid-back stuff as well as heavy going and there are also some programmed drums in the middle. What a great opener! The shorter ”It’s a Day, Maybe More, Since I Saw You” is a soft, emotional piece including acoustic guitar and only a bit of beat. Starting off in a very intense way, “Diomede” soon cools down into relaxed, slow floating that little by little gets heavier again. This track also has some quite progressive parts that bring to mind Porcupine Tree’s recent material. There is some slow, atmospheric post rock stuff again in the end. The slowly beginning and impressive ”Remember Lynne Cox” is maybe somewhere in between Explosions in the Sky and Grails and there are a lots of different things happening during the nine minutes. ”It’s a Minute, Maybe More, Since I Could See” is a more usual, but very pretty and excellent post rock number. On the last track ”Il Quinto Giorno” the going gets heavier again although there are also some quite light, melodic atmospheres in there. The programmed drums begin after five minutes and the track grows in the GY!BE vain in a great way. I must say, that these fellows really know their post rock and have the ability to make this kind of music still sound interesting and fresh, even if there is nothing completely new or extraordinary to be found on this disc. I do like the album a lot, and will for sure keep an eye on this band in the future.

 

IT - Recensione su RockLine

Dopo aver sorpreso positivamente i cultori dei generi più sperimentali con il loro demo di debutto del 2006, i milanesi Three Steps To The Ocean cercano finalmente di emergere dal sottobosco Post Rock italiano con il primo album di studio, Until Today Becomes Yesterday. Suddiviso in sei episodi, il full-length rappresenta la testimonianza di come la scena underground della Penisola stia progressivamente trovando una propria autonomia, confermandosi tra le realtà più promettenti nel sovrappopolato mondo del Rock: gruppi come i Three Steps To The Ocean si dimostrano portatori di una nuova spiritualità musicale, fondata sul desiderio di trasformare e reinterpretare il sound di acts come Isis e Callisto, conferendo tratti personali e sfaccettature inedite.

Il risultato di questa costante ricerca timbrica è appunto Until Today Bcomes Yesterday, lavoro di cui si deve fin da subito sottolineare la peculiarità della registrazione: l’opener December 31st 1844 evidenzia un intreccio di chitarre clean dai toni evocativi ma dismessi, scalfito a tratti da distorsioni opache e prive della profondità abissale esibita dagli Isis; tra suadenti dialoghi di chitarre e dinamiche di batteria ricche di accenti spostati o di ritmiche tribali si delinea una traccia di notevole interesse. It's A Day, Maybe More, Since I Saw You appare maggiormente legata ad una matrice Post Rock carica di silenzi e di intervalli meditativi, che proiettano l’ascoltatore in una mesta atmosfera raramente costruita nelle pubblicazioni del genere. Tralasciando la terza Diomede, che non stupisce a causa del suo andamento ordinario e troppo debitrice degli Isis, è il successivo binomio Remember Lynne Cox - It's A Minute, Maybe More, Since I Could See che costituisce il cuore pulsante dell’album, nonché il suo capitolo più memorabile. Il primo brano è incastonato a cavallo tra la maestosità degli effetti di chitarra e la compostezza delle sezioni clean, non escludendo patterns di batteria variegati e colmi di improvvise accelerazioni; It's A Minute, Maybe More, Since I Could See raffigura invece un intermezzo dotato di timbri eterei, che alleggeriscono il platter e sfiorano la dimensione spesso toccata dai connazionali Vanessa Van Basten nelle loro composizioni più aperte e soavi. La traccia che spegne Until Today Becomes Yesterday è Il Quinto Giorno, capace di introdurre elementi innovativi non solo per la crescita dei Three Steps To The Ocean, ma anche per l’evoluzione del panorama europeo nei confronti di quello d’oltreoceano: uno struggente soliloquio di chitarra clean, nato sottotono dalla dissolvenza di una sezione distorta, conduce verso uno sviluppo imprevedibile, costituito da divagazioni elettroniche e temi orientali che colorano la grigia estetica dell’esordio dei Three Steps To The Ocean.

Pertanto, nonostante le chiare ed evidenti influenze che connettono il quartetto lombardo alle celebri realtà del panorama internazionale, si deve premiare lo sforzo di musicisti che stanno gradualmente mostrando all’Europa quale sia il volto della scena Post italiana. Sono infatti numerose le formazioni ormai degne di nota che stanno contribuendo all’affermazione di un genere che, per quanto raffinato e riflessivo, non trova ancora un pieno riscontro nel pubblico della musica indipendente.

 

IT - Recensione su Heavy Impact

Formatisi nel 2006, i Three Steps To The Ocean, danno alle stampe il primo album dal titolo “Until Today Becomes Yesterday”. Album che come lo stesso titolo ci mostra è assimilabile a quello che è un vero e proprio viaggio sonoro. Un viaggio sonoro fatto di puro lirismo strumentale atto a rimandare l’ascoltatore ad un continuum di sensazioni estatiche, tese, malinconiche dal mood intimista, capace di donarsi attraverso strutture ricercate (ma non complesse) che sublimano ciò che può essere definita la vera e propria essenza del prog rock. Ovvero, quella essenza che mette in primo piano una assoluta libertà compositiva. L’album è composto da sei tracce strumentali, ove l’assenza del cantato ed in senso stretto della parola, funge da strumento atto a far partecipe l’ascoltatore in maniera profondamente intima. Sei tracce che mettono in primo piano pesanti riffs che compiono sé stessi congiungendosi con melodie fredde ed algide dedite sempre a rimandare ad altro dalla forma sonora. Un lavoro che ha la profondità del linguaggio poetico, per il suo restare inafferrabile ed ermetico e come tale, capace di mettere l’ascoltatore di fronte a quello stato fatto di un continuo tendere verso un compimento, che per sua stessa natura, non si realizzerà. Un affresco di poesia fatto di squarci crepuscolari e di intimi rimandi a concetti distanti dalla mondanità. Se il concetto di "oltre" potesse aver corpo, si vestirebbe delle sonorità espresse da “Until Today Becomes Yesterday”.

 

IT - Recensione su www.debaser.it e Metalinside.it

Quando si dice musica strumentale si tende sempre a pensare a quella frangia di artisti devoti al pluricitato post-rock stile Godspeed You Black Emperor! Oppure ai forse più noti Mogwai; oppure ultimamente (ma nemmeno tanto, visto che è in giro già da parecchi anni) alla veste pesante del suddetto genere: il post-hardcore strumentale di gente quali Pelican, Red Sparowes, e compagnia.

Beh, si potrebbe dire che gli italianissimi Three Steps To The Ocean, appartengano a tutte e due le derive, che siano un sunto esemplificativo di tali sonorità dilatate. Beh, si potrebbe dire, si, ma in parte, visto che sono più di questo e forse meno (ma in senso positivo) visto che di band così ormai in giro ce ne sono parecchie, per non dire troppe, forse.

Perché più e meno di tali sonorità è presto detto: i TSTTO sono post-rock, si, ma nell’animo, non nella forma, e lo stesso si potrebbe dire per quanto riguarda il post-hardcore; sono dilatati, bensì concisi, cupi, ondosi come il nome stesso farebbe pensare, pieni di elettronica elegante e mai invadente, pieni di psichedelica ovattata e a volte talmente sognante da indurre a chiudere gli occhi. Sono emozionali fino al midollo, sono minimali (e qui il senso del “meno”), essenziali, bensì pieni, con quei pianoforti, con quei suoni scarni, e allo stesso tempo avvolgenti, con quelle perle avanguardiste che richiamano certo folk, con quel senso tutto italico di intendere la musica, quasi mediterranei, eppure esportabilissimi, sono progressivi nel vero senso del termine, si riempiono man mano che il pezzo prosegue, e nemmeno per un istante, che sia uno, si sente la manca di quello strumento essenziale del rock: la voce, cosa che è purtroppo successa troppo spesso in altri gruppi di codesto genere.

Sei brani, ma potrebbe essere benissimo uno, unico lamento di malinconia urlata ma muta, fuoco che divampa soprattutto nei momenti acustici, dove quei campionamenti, quei synth si fanno padroni di ritmiche sintetiche asciutte e avvolgenti. Poi senza accorgertene arriva già il finale, e tutto assume un significato ancora più accecante, la purezza di quella melodia disperata nella coda di “il quinto giorno” che ti fa dire: “beh, i ragazzi hanno stoffa e da vendere!”.

Post rock, post-hardcore, si, ma caricati di significati nuovi, freschi, attorniati da elementi non nuovi ma ben studiati e per questo interessanti e sorprendenti. Ancora non si grida al miracolo, ma i ragazzi sanno bene come far andare la loro macchina nella giusta via e alla giusta velocità, provocando brividi imbarazzati, stupefatti, dove dici: “si ok, già sentito, forse un tantino derivativo, ma porca miseria che bellezza!!”.

I Three Steps To The Ocean cresceranno, e lo faranno nel migliore dei modi, ne sono certo, convinto fino in fondo, sapranno smussare qualche piccolo angolo, qualche piccola sbavatura, per saper diventare veramente grandi. In fine dico un nome: James Plotkin! Pluriosannato artista e guru del rumore (tra le fila di Khanate, Khlyst, ecc ecc) che compare nelle note in seno al mastering di questo lavoro, e se non è garanzia lui, chi lo è oggi come oggi? Avanti così ragazzi...

by morpheo 33 - Originale

 

EN - Review on The Silent Ballet

Italian post-rock outfit Three Steps to the Ocean have arrived with their first full length album, When Today Becomes Yesterday, and with it they bring a bit of mystery. The album appears to be a meditation (titularly, if not exactly musically) on those bizarre times when the mundaness of traveling from one place to another confronts the imposed reality of time keeping. In the Bering Strait, two islands sit less than five kilometers apart. Big Diomede, the larger of the two, is a part of Russia, while Little Diomede is part of Alaska. The peculiarity lies in the fact that they are divided by the International Date Line, and they are separated by 21 hours.

So what happens when someone swims from one island to the other, crossing this imaginary line? Three Steps to the Ocean ask us to confront this very question while listening to their album, naming one song after the aforementioned islands and another after Lynne Cox, a woman who swam across the Date Line in 1987. Obviously, in the physical world, Cox merely swam an impressive five kilometers through icy waters in the midst of a Cold War. But beyond the Bering Strait, and beyond the standoff between nuclear superpowers, the question remains: what of the symbolic world represented by clocks and calendars? Does this amount to a kind of time travel? Does the symbol of time trump the object of the Strait? Or vice versa? Can these two realms(symbol and object) ever collide, or are they made up of wholly different things?

I, for one, enjoy these strange conundrums, though I do have some trouble engaging them through music. How can music truly interrogate the concepts of time? Time signature and tempo changes? Recurring motifs? It's a matter of interpretation, and I'll leave it to the reader to decide if this album succeeds.

Beyond the concept there lies a full-length release by a talented foursome. Their earlier EP was noted to have strong similarities to the core of the post-rock canon: Explosions In The Sky, Mogwai, Pelican, ISIS, and so on, and this album follows suit. Blistering originality isn't their forte. Rather, they take the pieces of a well-charted terrain and recombine them in a highly competent way. Assuming this to be the goal, they succeed admirably.

The album's opening track starts primordially, with long, deep tones and fluttery sound effects. Within ninety seconds, however, they've hit a comfortable groove and carry it for a time before it gives way to a driving bass line, electronic drums, and long synth tones. These two parts see-saw back and forth for a time, with guitar and keys trading off levels of presence. I hesitate to say that they trade off the melody, because this might be the band's Achilles heel: for all their competency, their rhythm work is far superior to their melody work. There seems to be a dearth of strong lead lines throughout the album, and while some may not find this to be a problem, it does contribute to what sometimes feels like haphazard transitions. Without a lyrical line to provide narrative and to stitch together the sections of the songs, the listener sometimes loses track of the heart of the music.

After a short segue, the album truly finds its pace with the the third track, the aforementioned "Diomede". This and the subsequent song, "Remember Lynne Cox," lie at the core of the concept and are far and away the best on the album. They stand out for their time changes, strong and driving rhythms, and some truly beautiful moments. The sudden modulation to a major feel at the end of "Diomede" is one of the most pleasurable moments on the album. The piano part leads the way, and when the guitar joins to close out the song, the feeling is as fresh as the first sun break after a downpour. Even so, "Remember Lynne Cox" is the real height of the album's accomplishments. The song covers a great deal of ground over nine minutes, managing to be apocalyptic and resolute, regretful and courageous, all at once. If a project this young can write a magnum opus, this is clearly it.

The album moves on through a second segue into the closing track, "Il Quinto Giorno." This is another strong showing, particularly down the home stretch, although it doesn't quite regain the intensity of the two core tracks. Nevertheless, some albums never gain this intensity at all. When Today Becomes Yesterday is a good album, and if the group can bring their melodies up to the level of their rhythms (and I think they can) Three Steps to the Ocean will produce some truly remarkable work.

 

IT - Recensione su RockIt

Provate a dirglielo, che sono derivativi. O che il post-rock è morto e neppure il suo alter-ego appesantito gode di ottima salute. Faranno spallucce. Mostreranno la stessa indifferenza che si prova, oggi, di fronte alle ultime uscite degli (ex) alfieri del genere (leggi Pelican). Perché le nuove leve europee possiedono ormai una qualità di scrittura timida e sorprendente; spesso incapace di rinnovare suoni e forme - immobilizzati in quel cumulo di dischi (già-di-per-sé) perfetti - eppure ostinatamente caratteriale. E così, quello dei Three Steps To The Ocean è un post-rock nebbioso e opacizzato, un acquerello arrugginito su cui gocciolano irregolari bagliori umidi e squarci di romanticismo. L'incrinatura di una parsimoniosa vena progressiva, rigurgiti elettronici oltre al (solito) intontimento da chitarrona visionaria, tra armonici in saturazione e down-tempo ricorsivi. Qua e là, parentesi che tentano di scrollarsi tutto di dosso (come la chitarra acustica e i loop sintetici in "It's a day ..."), prima di ondate travolgenti come degli Omega Massif fuzz on epurati dalle tipiche irruzioni livide. Rallentamenti a basso voltaggio e rigonfiamenti brumosi su uno spiccato gusto à la Cult of Luna di "Eternal Kingdom" nell'approccio compositivo. Se "Remember Lynne Cox" è il brano che meglio circoscrive i movimenti e la dinamicità della scrittura del quartetto, un raffinato squarcio di personalità è nella luminosa e cinematica "It's a minute ...", gradevole affresco elettroacustico (che così innocentemente riporta ai suggestivi paesaggi dei Vanessa Van Basten). Obbligato per gli amanti del genere.

 

IT - Recensione su MetalItalia

I Three Steps To The Ocean li avevamo scoperti circa un paio di anni fa grazie al loro omonimo EP di debutto, un tre-tracce che ci aveva mostrato una formazione assolutamente valida, dal marcato accento sperimentale e dotata di una classe innata e cristallina. Ora, a distanza del giusto tempo che necessita ad una band di perfezionisti per dare alla luce nuova e mai banale musica, ecco il combo milanese ripresentarsi alla nostra attenzione con il primo full-length, questo “Until Today Becomes Yesterday”, co-prodotto per l’Italia dalla Frohike Records e rilasciato negli USA dalla Forgotten Empire. La proposta dei TSTTO non è ovviamente cambiata: post-core progressivo e strumentale, che ha nell’intimismo e nella riflessione interiore i suoi punti di forza più evidenti. Perennemente immersi in atmosfere rarefatte, nebbiose, a tratti rilassanti ma più spesso cupe e crepuscolari, i quattro musicisti ci offrono altri sei episodi dal pieno valore, spazianti tra Isis, Pelican, Red Sparowes e compagnia post-, ma anche aventi tratti certamente personali e soprattutto un’atmosfera – creata più che altro dall’assenza di vocalizzi – unica. Come su un ottovolante che si muove al rallentatore, durante i quaranta minuti di “Until Today Becomes Yesterday” vi troverete ad assaporare arpeggi onirici e cadenze ondeggianti, riff liquidi ma anche poderosi e di stampo doomy, un basso ben in evidenza e sempre presente, una batteria che sa ritagliarsi spazi solistici così come supportare al meglio il tutt’uno atmosferico del gruppo, ottimamente sottolineato poi da un lavoro di sintetizzatori e programmazione sotterraneo ma fondamentale. “Diomede” e “Remember Lynne Cox” sono i brani salienti del disco, mai stancanti nonostante i loro nove minuti di durata; seguono a ruota l’opener “December 31st 1844” e “Il Quinto Giorno”, mentre paradossalmente i Three Steps si spengono leggermente durante le tracce più brevi dell’album – le due dal titolo simile – a cui forse avremmo preferito un altro pezzo di lunga durata. Quisquilie, comunque, perché di fronte ad un lavoro poetico ed intenso come questo è davvero difficile trovare difetti. Da ascoltare, sognarci dentro e rifletterci sopra. Voto: 7.5

 

IT - Recensione su Noize

Un concept affascinante quanto utopistico il filo conduttore che unisce le canzoni del debut album dei milanesi Three Steps to the Ocean. “Until Today Becomes Yesterday” è un post rock figlio del lavoro dei Mogwai ed Explosion in the Sky principalmente ma anche di Tool negli inserti più marziali/progressivi e dolcis in fundo, di tappeti elettronici qui maggiormente sviluppati e che aprono la strada ad un'enormità di soluzioni che sottolineano quanto siano migliorati rispetto al mini EP i ragazzi a tre passi dall'oceano. La storia di cui vi accennavo e che funge da collante a tutti i pezzi del disco è quella di un personaggio che è ammaliato dall'idea di attraversare le Isole Diomede, due piccolissime isole nel mezzo dello stretto di Bering, separate da 3 km di mare nel mezzo del quale passa la linea del cambio data. “Lynne Cox” (omaggio alla nuotatrice che colmò il gap tra le due isole) e “It's a Minute, Maybe more, Since i Sould See” sono la summa di quanto siano maturati nel sogwriting i ragazzi che hanno appreso bene gli insegnamenti dei gruppi loro amati e ci hanno aggiunto quel pizzico di personalità che fa ben sperare per loro in un sempre più marcato distacco da una corrente musicale sempre più macchiata da gruppi poveri di idee e intente semplicemente a seguire un canovaccio precostituito. L' illusione che attraversando la linea del tempo si possa anche tornare indietro, nel passato, per cambiare le cose invece di vederle esattamente uguali ogni giorno che passa è una chimera ma anche un monito. Non illudiamoci troppo nei sogni che per quanto belli e ricchi di sorrisi siano rimangono tali e dunque inafferrabili. Proviamo noi a dare qualcosa a ciò che ci circonda, avremmo una speranza, tangibile, che qualcosa possa veramente succedere. VOTO: 7

 

IT - Recensione su Rumore

Quando un genere è zeppo le soluzioni sono due: cambiare strada o confondere le acque rimanendo riconoscibilmente lì dentro ma affinando i dettagli, sforzandosi di non fare quello che tutti attendono. I Three Steps to the Ocean scelgono un approccio organico e viene quasi da dire rilassato al post-hardcore, che infatti arriva alla propria densità tipica solo verso la fine dell'album. Il resto può assomigliare a una sovrapposzione di Isis e Jesus passati al filtro blur, che smussa gli angoli, e sotteso da un'elettronica pensata come poco invadente ma straordinariamente efficace. Un gusto particolare nel gestire le dinamiche e un odore neutro ma persistente di nebbia completano il fascino. Ci perdoni il gruppo per averli messi nelle pagine "metal": ma sia un modo per intercettare più in fretta chi può apprezzare. Benvenuti. Voto 8/10

 

IT - Recensione su Audiodrome

Dei Three Steps To The Ocean ci eravamo già occupati con recensione e intervista in occasione del loro primo lavoro (tre brani usciti sotto forma di promo e in seguito ristampati come 12”), un’opera prima che aveva colpito positivamente per la capacità di miscelare in maniera personale differenti approcci e stili. Oggi la formazione torna con il primo full length, un lavoro curato sotto ogni punto di vista, a partire dal packaging e dalle grafiche per arrivare ai suoni, affidati per le registrazioni ad Andrea Cajelli e Marco Sessa e curati in fase di mastering da James Plotkin, un nome che ogni lettore di Audiodrome dovrebbe conoscere senza bisogno di ulteriori presentazioni. Inutile sottolineare come tanti sforzi non avrebbero alcun valore qualora non fossero posti al servizio di un album meritevole e in grado di stare in piedi con le sue sole forze. Ed è proprio sotto questo punto di vista che le cose si fanno decisamente interessanti: Until Today Becomes Yesterday non si limita, infatti, a confermare quanto di buono dimostrato in precedenza, ma supera le aspettative grazie ad una scrittura ricca di sfumature e densa di pathos. Proprio quando ormai sembra che sia stato detto tutto in quella vasta area di musica strumentale che dal post-rock arriva a lambire i lidi del post-metal, le realtà meritevoli e motivate sembrano tirar fuori le unghie e giocare le proprie carte migliori. I Three Steps To The Ocean riescono a costruire brani capaci di spaziare da partiture dilatate e dal forte taglio cinematografico ad autentiche esplosioni post-metal di grande impatto e dai rimandi psichedelici. Ne scaturisce un lavoro ricco di tensione capace di avvincere l’ascoltatore e di trasportarlo all’interno di un universo poliedrico, non sempre avulso da richiami a proposte similari, ma comunque segnato da una spiccata e ben definita personalità. La ricchezza della gamma sonora, costruita su più strati (cosicché non è raro scoprire in un secondo momento particolari sfuggiti ad un primo ascolto), dona alle composizioni una vera e propria marcia in più, ovverosia le unghie cui si accennava poco sopra. Fa davvero piacere notare come sia sempre meno necessario ricorrere al protezionismo nei confronti dei gruppi italiani, ormai capaci di competere con i colleghi stranieri in perfetta autonomia e con assoluta parità di mezzi. Se solo anche il pubblico facesse la sua parte...

 

EN - Review on Post Rock Community

I got in contact with Andrea by accident a few weeks ago and straightaway there was a CD in my post office box. "Until Today Becomes Yesterday" was simply a great present to me. The Artwork was something special. I knew the band already from the sampler „Stones From The Sky“ from NeuroSounds (2007). At this time there was no „true“ Record out, but the song „Submerged Universe“ was an outstanding one on this sampler. 2 years later they surprised me again with this truly masterpiece. I was astonished that such an "unbeknown" band is able to stamp mammoths like Pelican and Co into the basement with their incredible tunes. If you are on to compare the debut of Three Steps To the Ocean with the releases of `09 of Pelican, A Storm Of Light, Russian Circles other of this genre you will quickly see that TSTTO is messing around with them! I infrequently have heard such an ambitious, opened, instrumental Record like this one. Very much sweat and patience was put into the details. Never boring or monotone. The electronic elements wrapped into this sound are something new for me and complements the whole issue up to 100%. In Places TSTTO remind me very much of Omega Massif, at times they are very Russian Circles-likish, and in several parts they sound like Callisto (Noir) or Cult Of Luna. The perfect initiation of the e-bow, the synths or the triplet-melodies produces a typical atmosphere usually known from various Post-Rock-Hymns. In my opinion "Until Today Becomes Yesterday" is the release of the year 2009 so far (alongside with Porcupine Tree – The Incident and A Storm Of Light - Forgive Us Our Trespasses). And Three Steps To The Ocean is my insider tip in sludge from north-italy (in addition to Last Minute To Jaffna)!

 

IT - Recensione su Dageisha.com

Abbandono completo al post rock. Ecco cosa vi accadrà dopo l'ascolto dell'atteso album dei Three Steps To The Ocean gruppo milanese che è riuscito ufficialmente ad affermarsi dopo il successo dell'omonimo EP uscito nel 2006. 'Until Today Becomes Yesterday' include sei tracce strumentali che saranno capaci di far scintillare ogni vostra sinapsi grazie a melodie sperimentali e aperture potenti che ricordano il percorso intrapreso divinamente da Isis e Red Sparowes. Non c'è spazio per i sentimentalismi, ogni momento è dettato dalla determinazione di sonorità energiche e, anche quando s'incontrano momenti più lenti e larghe distensioni, non si perde quella sensazione di maestosità trasmessa in precedenza. Ogni strumento è perfettamente al loro posto, non c'è dominazione ma solo equilibrio ed armonia, così da sembrare dei tasselli che fondendosi l'uno con l'altro danno vita ad atmosfere terse e brillanti. Un disco palesemente studiato nell'accuratezza di ogni dettaglio e che risulta di ottima qualità ma che in alcuni momenti perde un po' troppo di istintività rischiando così di rendere alcuni passaggi ripetitivi. In ogni caso basta la bellissima 'Diomede' a scacciare qualche legittima titubanza e a mostrarci lo scrigno che custodisce l'essenza della musica del gruppo. La chiusura con 'Il Quinto Giorno' è inebriante e proclama la vittoria di un lavoro compiuto con grande intelligenza lasciandoci soli a riflettere su quali altri limiti questi ragazzi saranno in grado di superare.

 

IT - Recensione su Alone Music

Non lasciatevi ingannare dal moniker, così ammeregano, e nemmeno dal packaging del cd, decisamente di livello superiore rispetto alla gran parte delle band italiche. I Three Steps To The Ocean sono italianissimi, anzi padanissimi (sperando non mi tirino uno sgabello in testa), precisamente della Brianza, patria di capannoni, Matteo Bordone, Dj Francesco e una serie di cose più o meno piacevoli. Tra le prime annoveriamo di sicuro questi quattro ragazzi che, caso relativamente raro nella penisola, si lanciano in un post metal strumentale alla Pelican, con un po' di Red Sparowes e molta, molta bravura. Intendiamoci: chi segue un po' le succitate band, e il lavoro fatto da etichette quali la Southern Lord e la Neurot, per dirne un paio, non griderà al miracolo, né resterà colpito da chissà quale originalità. Dal canto mio, sono rimasta davvero molto impressionata: la bellezza dei pezzi, ben costruiti dal primo all'ultimo (l'unico con un titolo non in inglese, Il quinto giorno), con l' incipit particolarmente azzeccato di December 31st 1844, il lavoro di percussioni veramente emozionante di It's a Day, Maybe More, Since I Saw You, seguito dal lungo discorso chitarristico di Diomede (con la parte centrale di chitarra davvero molto Pelican). Remember Lynne Cox si piazza al centro dell'Ep, decisamente più tranquilla nello svolgere le sue spire, ma anche uno degli espisodi forse più cupi di tutto il disco. Non voglio rovinarvi la sorpresa di scoprire da soli questo Until Today Becomes Yesterday, vi lascio solo con la notizia che c'entra, nel loro suono, James Plotkin (Isis, Pelican, Sunn O))) giusto per dirne un paio, e casualmente due su tre sono tra le mie band preferite).E poi, sono italiani, e band strumentali di questo genere vanno supportate assolutamente. Comprategli il cd, non fate i tirchi.

 

IT - Recensione su NeuroPrison

Nel panorama post-rock/metal le proposte di una certa rilevanza artistica stanno rivestendo un ruolo sempre minore e ciò è la ovvia conseguenza di un settore musicale ormai saturo e stagnante; se in Italia Larsen, Port-Royal e Giardini Di Mirò (grazie al recente “Il Fuoco") per quanto riguarda sonorità meno robuste sono tra i pochi nomi che stanno portando avanti un discorso interessante, varcando ulteriormente i confini stilistici è possibile scovare una nutrita serie di progetti che vale la pena di portare all’attenzione. Tra questi i Three Steps To The Ocean sono senza dubbio da considerare come uno dei migliori esponenti in circolazione, soprattutto vista la recentissima uscita del loro full-lenght d’esordio, “Until Today Becomes Yesterday”, edito in Italia ed Europa dall’attenta Frohike Records e per il mercato americano dalla Forgotten Empire Records. La band lombarda si era già posta all’attenzione in ambito underground con un demo di tre pezzi risalente al 2006, mostrando già un songwriting maturo attraverso trame sonore articolate e struggenti, seppur ricalcanti il lavoro fatto in campo internazionale da nomi quali Pelican, Red Sparowes e Russian Circles. Rispetto al demo i passi avanti fatti con “Until Today Becomes Yesterday” sono enormi sotto ogni punto di vista: scrittura, produzione, personalità, profondità espressiva, dinamiche, ricerca sonora, tanto che con un pizzico di sorpresa ma soprattutto grossa soddisfazione è possibile affermare che i gruppi internazionali sopracitati hanno attualmente solo da trarre esempio da un lavoro come questo.

Stilisticamente parlando ci troviamo davanti ad un perfetto mix strumentale di sonorità post-rock vicine a Mogwai ed Explosions In The Sky unite ad una certa urgenza tipica del moderno post-metal, puntando decisamente sul lato atmosferico e calibrandone mirabilmente le impennate che, una volta preso il sopravvento, si fanno sentire in tutta la loro imponenza senza però che si avverta un netto stacco come avviene invece in molti altri dischi che affollano il mercato, tutto fluisce in modo sorprendentemente naturale. Le sei tracce in cui sono divisi i 40 minuti dell’album si rivelano ben studiate e densamente stratificate, confezionando un sound meno immediato e più corposo rispetto al recente passato, al tempo stesso il quartetto (batteria, chitarra, basso e synth/elettronica) è riuscito a rendere ancor più comunicativa e suggestiva la propria espressione artistica. Ad ogni strumento è stato dato il giusto spazio in fase di produzione (da citare il mastering a cura di James Plotkin) e l’attento, costante ma mai invasivo uso dell’elettronica si rivela perfettamente complementare ai paesaggi sonori tessuti dall'intreccio del resto degli strumenti, in particolare chitarre e synth.

L’opener December 31st 1844 è esemplificativa della maturazione del gruppo e delle coordinate del disco, tutto fluisce mirabilmente tra momenti di suadente malinconia e sontuose impennate, il brano poi complice la relativa snellezza compositiva si erge a suo perfetto biglietto da visita. It's a day, maybe more, since I saw you e It's a minute, maybe more, since I could see sono due intermezzi che incorniciano il cuore del disco, composto da Diomede e Remember Lynne Cox, ovvero gli episodi più complessi e narrativi, autentiche perle che rivelano il proprio valore e forza espressiva solo dopo svariati ascolti. Spetta poi a Il Quinto Giorno chiudere il discorso, raggiungendo nel suo finale probabilmente il picco emozionale dell’intero album. La riuscita del disco risiede anche e soprattutto nella capacità di catturare l’attenzione dell’ascoltatore e trasportarlo con la sua visionarietà in una sorta di limbo atemporale; a tal proposito la stesura dei brani è legata ad un concept sullo scorrere del tempo, ove esso è talvolta solo effettivamente riscontrabile su di un calendario ma nella realtà, sotto i cambiamenti in superficie, tutto è simile a prima. Il racconto inserito all’interno del cd ed il suggestivo artwork sottolineano alla perfezione questo concetto.

 

IT - Recensione su Delere mundi

Le attese per il nuovo full length dei Three Steps to the Ocean erano già alte ancor prima dell'annuncio ufficiale, figuriamoci ora. Until Today Becomes Yesterday si rivela fin dai primi minuti di ascolto un'opera matura, sicuramente evoluta rispetto al suo meritevolissimo predecessore. Il sound risulta piuttosto misurato, con gli strumenti perfettamente in accordo senza che la parte di uno si sovrapponga ad un'altra, andando a disegnare una trama di melodie soft ed a tratti più marcate che si anellano tra di loro formando un muro sonoro davvero impressivo. Voglio "riassumere" le mie impressioni su questo album esprimendole punto per punto negli aspetti che più mi hanno colpito, usando questi aggettivi: Suggestivo. Questo album è caratterizzato da toni tra il malinconico ed il prettamente atmosferico che catturano l'attenzione dell'ascoltatore al massimo, talvolta sorprendendolo con aperture improvvise più pesanti rispetto al suono di pochi secondi prima [vedi Diomede]. Certi passaggi arrivano a sfociare nell'onirico, davvero. Innovativo. Questo full length presenta una componente elettronica talvolta timida ma sfruttata in modo appropriato e piacevole, e seppur sia utilizzata minimamente l'effetto creato è azzeccato, d'impatto, racchiudendo il suono degli strumenti dentro delle atmosfere nitide ma filtrate a loro volta dalle melodie delle chitarre stesse. Senza tener conto, poi, di un gruppo che è maturato ed uno stile musicale cresciuto altrettanto maggiormente. Il risultato è splendido e bisogna ascoltare per capire. Solenne. Certe parti mi trasmettono questa sensazione di imponenza e austerità, attraverso un suono rallentato e ritmiche più cadenzate, che non annoiano ed anzi risaltano ancor di più le aperture sonore nelle ripartenze. Calcolato ed al contempo spontaneo. Personalmente ritengo che questo sia un album abbastanza studiato, facendo riferimento all'attenta misurazione dei suoni, ma che tuttavia non risente della "freddezza" di un lavoro sviluppato a tavolino; al contrario, l'esperienza dei componenti del gruppo ed il loro estro secondo me hanno permesso alla band di sviluppare brani estremamente personali, esenti da eccessi sonori e che danno dimostrazione della grande personalità dei Three Steps to the Ocean. Tirando le somme ci troviamo tra le mani un disco davvero interessante, concentrato, suonato in maniera ottimale, che non ha deluso le aspettative e conferma invece la qualità di questi ragazzi di quel di Milano. Che dire in conclusione, se non che l'ennesimo album di un gruppo italiano costituisce una piccola perla che si va ad unire alle tante altre nel vasto mondo musicale? Al momento non mi sovvien nulla.