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Dyskinesia - Self titled / Reviews
IT - Recensione su Acidi Viola
| L’album omonimo della band si apre dalla fine: “L’ultimo giorno”, prima del fallout nucleare s’intende; così comincia la tremenda (de)costruzione rumoristica targata Dyskinesia. Quasi timidamente prende il via la prima traccia, con un riff chitarristico appena accennato, quasi un soundcheck, a cui risponde il frastuono montante degli altri strumenti. Descrivere il seguito è un’impresa assai ardua: il flusso sonoro accompagna l’ascoltatore nei paesaggi tipici dello sludge/doom, al cui interno però, la traccia si perde e viene dilaniata da divagazioni noise e lancinanti feedback chitarristici, accompagnati dal sempre presente suono dei synth versione Inade. Basso e batteria vanno ora a costruire la fase ritmica, ora a contribuire alla degenerazione rumoristica, perdendo la loro valenza tipicamente musicale. Tutto il brano è giocato sull’alternarsi di questi momenti e già butta addosso all’ascoltatore un carico non indifferente di immagini/visioni del clima post-apocalittico che pervade il disco. La band riesce nella difficile impresa di mantenere viva la tensione negando una facile catarsi assolutoria e liberatoria. La traccia successiva (“Giorno zero”) prosegue il discorso, puntando decisamente sulla parte noise/sperimentale: qui la sezione ritmico-melodica è praticamente inesistente e tutto il pezzo si regge sulle semi-improvvisazioni dark-ambient dei nostri, in cui si avvicendano momenti di calma, accordi taglienti, grida disperate. Forse la traccia “migliore” dell’intero lavoro, di sicuro la più folle. Segue “Il primo giorno” (e volevamo ben vedere), e il clima muta nuovamente, a farla da padrone è un’atmosfera post-rockeggiante ambientale in cui il lento incedere delle chitarre, che si muovono lungo il medesimo riff in maniera cangiante, circondate da un aspro arrangiamento, offre un tanto agognato quando fastidioso ristoro al “malcapitato” ascoltatore, che viene traghettato direttamente nel fulcro dell’album, cioè “Il secondo giorno”. La struttura qui non è dissimile alla traccia precedente, ma la stratificazione sonora è ancora più spessa e avvolgente, praticamente il “rumore” generato nei primi due episodi del disco sembra ritornare nella forma “musica” in uno splendido brano, degno dei più cupi Isis, che esplode intorno al 10° minuto, per poi sgonfiarsi lentamente fino agli spasmi conclusivi: il cataclisma è alle spalle, la disperazione ha lasciato il posto alla desolazione e all’abbandono. Chiude l’album un brano un po’ insolito: una sorta di outro dalla ritmica blues che poco ha da spartire con il resto del lavoro e sembra voler suggerire, sin dal titolo, l’ineluttabile rivincita delle leggi del cosmo sulla catastrofe: “Adesione al principio di conservazione dell’energia”. Come ha scritto qualcuno riferendosi ad altri contesti: “l’ennesimo grande gruppo che l’Italia non merita”. Nonostante tutto, grazie ragazzi. |
IT - Recensione su RockLine
| Il moniker Dyskinesia, patologia legata ad un disordine motorio, appare efficace ed appropriato nella definizione della dimensione sonora che la formazione piacentina riesce a plasmare in un lavoro di studio frutto di tormento Post-Hardcore e di malattia Sludge.
Il quintetto emiliano sembra voler sottolineare con intensità l’origine del proprio identificativo, come si evince dalla lunga descrizione della natura della "discinesia" riportata all’interno della confezione curata e professionale che riveste il primo capitolo discografico omonimo; cacofonia industriale e inquietudine Drone si fondono per scavare nei meandri più oscuri dell’animo umano, con la consapevolezza di non dover conferire spazio all’emotività dell’ascoltatore. Nell’annientamento tessuto dalle cinque colossali tracce che compongono l’album, i Dyskinesia cercano di ricondurre all’unità un sound volutamente frammentato, impiegando come collante soffocanti esalazioni di sintetizzatori e nubi di effetti tossici, degni dei migliori acts della scena a cavallo tra le arcane sperimentazioni dei Neurosis e il vuoto monolitico dei Sunn O))). Tentacolare e minaccioso, l’universo dei Dyskinesia avvolge ed opprime l’ascoltatore in una sorta di monologo antiritmico, caotico ed intriso di venature Noise. A tal proposito si deve rammentare anche il contesto vocale tracciato nei cinque episodi del platter, denso di lamenti, urla disperate e vagiti spettrali; risulta però quasi impossibile distinguere stilisticamente i pezzi, poiché la malsana atmosfera respirata aleggia sull’intero full-length, alternando alle sezioni Ambient più tetre l’acido andamento Sludge/Post-Hardcore che in Italia ha permeato già le opere di Ufomammut, Morkobot e Lento. Solo la conclusiva Adesione Al Principio Di Conservazione Della Materia riporta ad un contesto estraneo alle divagazioni estreme di chitarre e batteria, protagoniste indiscusse di un prodotto di matrice postindustriale. In definitiva, sebbene i Dyskinesia riescano nell’intento di stregare con il loro timbro cosmico e con i loro spasmi angoscianti, l’album di esordio pecca leggermente in monotonia, non garantendo possibilità di uscita dal contorto vortice di una musica dai tratti apocalittici e privi di aperture luminose. Forse avrebbe avuto un maggiore impatto l’inserimento di chiaroscuri marcati, di intervalli variegati o di strutture più canoniche, ma in generale si deve riconoscere che Dyskinesia rappresenta una testimonianza alternativa di come anche in Italia sia possibile esplorare i lidi dei generi più di nicchia e poco accessibili al panorama nazionale. |
IT - Recensione su Noize
| Convince il debut dei Piacentini Dyskinesia che dopo il mini “Live in Priyat ” (che in realtà mi aveva lascito freddino) ritornano con le cinque tracce di questo disco omonimo di buona fattura. Il quintetto gravita attorno ad un doom atmosferico che sembra seguire la scia (senza scomodare per forza i soliti nomi/leggende/numi tutelari del caso) o quanto meno avere alcuni punti di contatto con le strade battute dai sempre nostrani Ufomammut. L'album risulta apocalittico e “industriale” fin dall' artwork e con un packaging più grande del solito ( è quello di un 7”) che rende il tutto visivamente interessante. I ragazzi inoltre mettono subito le cose in chiaro: “L'ultimo giorno”, prima song del disco, è un disturbante viaggio di tredici minuti dove noise, sintetizzatori e chitarre agghiaccianti eliminano ogni (im)possibile melodia. Le voci sono in secondo piano nel sound del gruppo ma formano in questa prima traccia un ottimo “arrangiamento” al tappeto sonoro imbastito a metà canzone. “Il Giorno Zero” è l'unico episodio appena al di fuori dello scheletro che compone l'intera fatica, siamo di fronte infatti ad un oscuro incedere di droni, ruomori e soundscape sinistri che finiranno per cadere ne “Il Primo Giorno”, traccia di transizione considerabile minore rispetto sopratutto a “Il secondo Giorno” probabilmente la miglior canzone della loro giovane carriera; carica di una vena epica, progressiva e decadente allo stesso tempo, nei suoi quindici minuti sentiamo tutto quello che sono i Dyskinesia. Ottimo il lavoro delle due chitarre che intersecano tra loro passaggi diversi con combinazioni davvero niente male. Ancora qualcosa da assestare c'è (lavorare meglio su tracce come la già citata “il primo giorno” o la conclusiva “Adesione al principio di Materia” ad esempio, rendendole più convincenti e ricche di maggior mordente e spessore ) ma i Dyskinesia hanno fatto un grosso passo in avanti che li porta ad aver costruito un album che merita attenzione da chiunque appassionato di musica in Italia. |
IT - Recensione su Delere mundi
| Penso che il modo migliore per introdurre questo gruppo sia citare direttamente l'azzeccatissima descrizione presente sul sito della Frohike Records, che ha prodotto il loro s/t album: Apocalyptic doom/postcore without light… Imagine Neurosis and Merzbow playing together in Chernobyl the day after of the nuclear disaster! Questo self-titled album è la colonna sonora di un'esperienza a metà tra il catastrofico ed il visionario, in cui Noise, Doom, ed il Post più marcio si intrecciano a creare un comparto sonoro allucinante. I brani sono tutti legati tra loro attraverso una melodia inquietante e macabra, e caratterizzati spesso da suoni ridondanti, ripetuti, ma pur sempre in evoluzione con tonalità differenti tra loro. Le atmosfere sono di una qualità unica, riuscendo a trasmettere in maniera perfetta la sensazione di disorientamento e tensione che pervade questo album. Le vocals [il che comprende anche semplici urla o lamenti di contorno] sono inserite a dare un ulteriore tono di disperazione, anche se rimangono piuttosto latenti e poco utilizzate, ma considerate nel contesto dei pezzi si uniscono molto bene alla sensazione di decadimento profusa dalle melodie dell'intero lavoro. I pezzi si alternano tra ritmi più atmosferici prima e frenetici poi [L'Ultimo Giorno, ad esempio], lasciando letteralmente senza fiato l'ascoltatore assalito da suoni acidi, violenti, corrosi. I membri di Dyskinesia dimostrano un'altissima capacità nel creare particolari atmosfere, tra le più caotiche e malate, senza dover ricorrere a complessità ritmiche indecifrabili e scadere nel banale; al contrario la loro proposta musicale risulta estremamente valida, andando oltre ai classici schemi di uno stile che per essere efficace deve per forza mostrare originalità ed ovviamente una gran bravura, cosa che questi musicisti hanno in abbondanza. Va fatto un commento a parte per quanto riguarda il lato grafico e materiale: il cd si presenta in una confezione da vinile 7", con artwork [stupendo] realizzato dalla band. Davvero fantastico nel complesso, sia musicalmente che graficamente. Detto questo, ascoltatelo e/o acquistatelo. Ricordo che su Last.fm è possibile ascoltare gratuitamente l'intero album, e non solo. |
IT - Recensione su Destroy your music
| Bene. Partiamo dal fatto che non so definire il genere di questo gruppo, diciamo che è un misto tra ambient, noise, doom e post. Sul sito di una delle etichette, la Frohike Records, si legge riguardo ai Dyskinesia: "Imagine Neurosis and Merzbow playing together in Chernobyl the day after of the nuclear disaster". Beh, definizione perfetta direi. Ora: i Dyskinesia (nome carino XxX) sono un gruppo di Piacenza che con la loro musica, e in particolare nel loro ultimo lavoro, "Dyskinesia", creano delle atmosfere inquietanti, cupe, appiccicose, grottesche e avvolgenti. Il meglio. "Dyskinesia" è appunto il ciddì che ho comprato, in un fantastico pacchetto per un 7 pollici. Solo il package merita il costo. Il mio ciddì è accompagnato da quella cartolina numerata (19 copie) e "personalizzata" dalla Frohike, e fottutamente fantastica. Cazzo. Le copie "cartolinate" sono finite, mi dicono dalla regia, ma sono ancora disponibili i ciddì senza cartolina. Per l'eventuale acquisto è conveniente rivolgersi alla Frohike Records, anche perché le altre due etichette che hanno co-prodotto il ciddì non hanno (non so per quale strano motivo) nessun riferimento nei loro siti (Centre Of Wood e Creative Fields) al lavoro dei Dyskinesia. Per un eventuale ascolto del lavoro, vi rimando al profilo di lastFM del gruppo, dove è possibile sentire il ciddì in free streaming. |
IT - Recensione su Esseri Rock n. 52
| Questo disco è come un sasso gigante, ma di quelli grossi, ma proprio grossi. Si, ecco, praticamente è una montagna. Come tutte le montagne che si rispettino per arrivare in cima c'è da fare uno sbattimento assai ragguardevole. Spesso, sui monti, si possono trovare dei sentieri già battuti. I sentieri in genere possono sembrare tutti uguali, ma si sa, questo non è mai vero, cambia il paesaggio, le piante, le radici, i sassi, la pendenza, persino se cambiano le condizioni atmosferiche il sentiero può apparire diverso, cambiano i colori. I sentieri cambiano anche in base allo stato psicofisico. Cioè, il sentiero rimane sempre lo stesso, ma cambia il modo di rapportarsi ad esso. Se si ha avuto voglia di seguire il sentiero fino alla fine, e se poi ci si arrampica un pochino, si arriva in cima alla montagna. Certo, occorre di nuovo sbattimento per arrivare in cima, ma poi si possono scoprire cose e si vedono paesaggi nuovi, che poi sono gli stessi che si vedono stando a valle, ma da un punto di vista differente. Una cosa è certa, quando si è in cima, il paesaggio circostante diventa un sacco più affascinante e la prima cosa che si pensa arrivati li è: "Ne è valsa la pena però fare tutto questo sbattimento, va!". Beh, devo dire... spero di aver reso l'idea! (E non fate quella faccia!!!) |
IT - Recensione su Audiodrome
| I Dyskinesia ricordano un super-predatore, nella fattispecie l’Alien reso immortale dal genio di Giger, macchina perfetta che inocula il suo seme nel corpo della vittima e ne rinasce dopo averne depredato l’organismo. Proprio come l’Alien è il frutto di un’evoluzione selettiva e spietata: la formazione ha assimilato quanto di meglio prodotto ultimamente in campo estremo e ha portato alla luce un micidiale ibrido, di cui è arduo mettere a fuoco le singole parti. Lungo le tracce dell’album si intravedono infiltrazioni tra le più disparate (noise, post-core, drone, industrial-ambient, doom...) e approcci alla materia quali la manipolazione, la dissezione, la saturazione, la distorsione, la compressione del suono, il tutto al servizio di un lavoro che lascia al suolo stremati e incapaci di reagire. Oggi più che mai, in un momento storico in cui tutto o quasi sembra essersi tentato in campo musicale, la differenza tra realtà in grado di lasciare il segno e semplici artigiani sta tutta nell’inafferrabilità dei rimandi, nella sottigliezza delle intersezioni, nell’abilità di svicolare poco prima di essere afferrati, lasciando nell’ascoltatore il dubbio di aver scorto un’ombra sonora allontanarsi di soppiatto dal campo uditivo. Davvero difficile condensare a parole quanto ai Dyskinesia sembra riuscire con estrema naturalezza, ovvero una somma delle parti che finisce per imporsi come nuova linfa vitale, grazie ad una propria unitarietà di fondo e ad una propria - seppur mutevole - corporeità. Il lavoro co-prodotto da Frohike, Creative Field e Cold Current procede per stati d’animo e sensazioni, così da dar corpo ad un continuo fluire, impossibile da fermare in un’istantanea perché costantemente in fieri, sempre altro da sé. Come ogni super-predatore, poi, si presenta in forma capace di magnetizzare la preda, così da poter contare sull’esitazione per sferrare il colpo mortale: ecco, dunque, una curatissima confezione da 7” che al suo interno racchiude un cd, ennesimo mischiare le carte in tavola da parte di una formazione destinata a lasciare traccia di sé e di cui sentiremo, senza ombra di dubbio, parlare ancora. |
IT - Recensione su Barone del male
| “Dyskinesia refers to the effects of diminished voluntary movements and presence of involuntary movements, similar to a tic or chorea. Dyskinesia is a symptom of several medical disorders…” Il primo full lenght dei piacentini Dyskinesia, dopo l’ep del 2007 “Live In Prypiat” (Varjot Prod.), s’insinua lentamente sotto pelle e non se ne va più via. Sbotta con l’iniziale “L’ultimo Giorno”, poi si sfalda, fino a perdere connotati “fisici” ed infine si immerge nel buco nero creato da altri 4 trip per oltre un’ora di musica complessiva. Come un unico flusso interminabile e luttuoso, l’ album si erge a monumento doom rumorista (”L’Ultimo Giorno”), passando per landscape drone ambientali, rantoli noise industrial (”Giorno Zero (Fallout Primario)”) , power electronics e lunghe suite post-metal rovinosamente emotive (”Il Secondo Giorno”). Di luce e/o speranza non ce n’è traccia, nel calderone tra Neurosis, Merzbow e Monno; solo incombenti catastrofi musicali, tempeste di rumore assordante e montagne di effetti in background che donano al pattern una profondità incredibile. Da pelle d’oca anche “Il Primo Giorno (Fallout Secondario)”, con il suo acido arpeggio portante ripetuto fino allo strazio, così come le conclusive “Il Secondo Giorno” (qualcosa a metà tra Nadja e Sigur Ros) e “Adesione Al Principio Di Conservazione Della Materia” (outro affidata ad uno scheletrico giro di basso e drone chitarristici, in bilico tra trip-hop e kraut rock). Degna conclusione per un album clamoroso e strabordante. Se poi al tutto aggiungiamo artwork e packaging notevoli (cd confezionato in una custodia 7″) il gioco è fatto. Ne rimarrete folgorati… |
