Home
Releases
Artists
Dates
Press


Manifesto
Mailorder


Contacts


Press

Deprogrammazione - Non esiste / Reviews

IT - Recensione su Stereoinvaders

Nessun stereotipo, nessuna immagine, solo l’affermazione che nulla esiste se non il contenuto e il vero valore interiore delle cose. Quante volte ci ritroviamo di fronte a chi punta su immagini, slogan e copertine ad effetto. Spesso tutto questo distoglie molti dal vero senso che dovremmo dare alla musica, alla sua virtù comunicativa slegata da tutto ciò che diventa marketing. Versioni diverse di copertine, limited edition e chi più ne ha più metta. I Deprogrammazione urlano al mondo intero la loro arte, distruggendo ogni canone possibile. Cercano, con i loro brani, di scardinare gli effimeri valori che troppo spesso aleggiano tra le note di musicisti attenti solo a stupire. Musicalmente la band nasce nel 2003 con un brutale Grind che, ora come ora, si avvicina nei toni e nei temi ad un Black Metal molto True ed intransigente. La voce ricorda quella degli Hecate Enthroned e dei primissimi Cradle Of Filth, alternata ad una più tipicamente Gore. Stridore vocale che crediamo non abbia mezze misure, qualcuno lo amerà altri ancora lo troveranno fastidioso. Noi rientriamo nella prima schiera e rimaniamo piacevolmente colpiti dal coraggio del gruppo di unire sonorità così diverse che riescono a compensare le lacune l’une dell’altre. Il connubio riesce perfettamente, gli strumenti hanno un gusto esoterico ed allo stesso tempo diretto e violento. Le ritmiche contengono la follia Grind e la cupezza Black, tutto magistralmente alternato e follemente amalgamato. Oltretutto da segnalare le ottime pause, che danno respiro e allo stesso tempo rendono ancor più sfumate e ricercate le varie songs. C’è ancora strada da fare, alcuni istanti rimangono un po’ slegati e forse poco curati a livello di incisività, soprattutto per quanto riguarda le chitarre. Per il resto però nulla da eccepire e ci uniamo così all’urlo di dolore e di protesta verso schemi e preconcetti che nulla hanno a che vedere con chi ama veramente la musica. Il resto, non esiste.

 

IT - Recensione su Shapeless 'Zine

La copertina è bianca, priva di disegni e di qualunque scritta. La copertina, semplicemente, non esiste. E "Non Esiste" è anche il titolo del nuovo lavoro dei biellesi Deprogrammazione, il loro primo album ufficiale. Prima di questo, soltanto un demo dal vivo nel 2005 ed un promo nel 2006, altresì denominato "Deprogrammazione", quest'ultimo recensito sulle pagine di Shapeless Zine (la recensione si trova negli archivi). Dunque, una copertina bianca abbiamo scritto. Ed il bianco è il colore dominante di tutto l'artwork. Chiunque non abbia mai sentito parlare dei Deprogrammazione, non potrebbe trarre alcuna conclusione semplicememente dalla confezione del CD. La stessa lista delle tracce è stata inserita nell'ultima pagina del libretto, risultando pertanto invisibile all'esterno del jewel case. Fortunatamente, noi conosciamo già i Deprogrammazione. Proprio per questo, i misteri evocati dall'artwork inesistente non è che abbiano avuto una grande presa su di noi. Possiamo quindi aprire il libretto, ed osservare le sue otto facciate. In esse, troviamo presenti tutti i testi, in italiano, stampati chiaramente. I titoli sono scritti vuoi in rosso, vuoi in blu. C'è poi ancora una pagina composta da tante frasi incrociate, così da risultare illeggibili, con l'eccezione di un'unica frase: "Chi osserva un dipinto non dovrebbe pensare alla trama della tela". Sono presenti inoltre le varie informazioni relative alla realizzazione del CD, che scopriamo essere stato registrato in tre giorni nel marzo del 2008 allo studio Nadir di Genova, sotto la supervisione di Tommy Talamanca (Sadist). Il disco è stato realizzato grazie agli aiuti di cinque piccole etichette: Frohike Records, Produzioni Sospette, Punk4Free, Taenia Records e Zas Autoproduzioni Records. La formazione che ha inciso il CD consiste in Maurizio (basso), Ezio (voce), Nicolò (chitarra), Tiziano (batteria) ed Edoardo (chitarra). Nel libretto, la formazione è riportata con l'acronimo M.E.N.T.E., cioè con le iniziali dei vari musicisti. "Non Esiste" è costituito da dieci tracce, per una durata complessiva di mezzora di musica. Una musica feroce, che sottolinea testi carichi di pessimismo ed amarezza, vomitati dallo strillo disturbante di Ezio. Le parole sono quasi incomprensibili, a dire il vero: la prova del cantante è sempre estrema, sia che urli, sia che utilizzi il gutturale. Aiutati però dal libretto, ecco che le parole vibrano di una potenza irresistibile, sostenute come sono da un sound d'assieme iperaggressivo, caratterizzato da suoni lividi. I Deprogrammazione avevano messo in mostra il loro talento e la loro attitudine già nel promo del 2006, ma in "Non Esiste" le loro capacità vengono espresse ancora meglio, grazie all'esperienza acquisita ed alla buona qualità di registrazione. E tramite un suono totalmente offensivo, i Deprogrammazione riescono a schiacciare l'ascoltatore al muro, sparandogli in faccia tutta la loro rabbia. Rabbia mescolata ad un forte pessimismo, come ho accennato prima a proposito dei testi. Due nature, quindi. Due nature evidenti anche nello stile stesso del gruppo, che mescola elementi tipicamente grindcore a suggestioni black metal. Se il grindcore si dimostra in grado di trapanare le orecchie ed il cervello dell'ascoltatore, con la sua violenza totale, le successioni armoniche ed i riff black metal gettano un alone oscuro su tutto quanto. Attenzione, black metal di derivazione rigorosamente norvegese, ci mancherebbe. A parer mio, il connubio tra i due generi funziona piuttosto bene: non si tratta di una scelta comune. Questo perchè spesso e volentieri grindcore e black metal cozzano e si respingono per via delle loro ideologie, e la cosa è un peccato perchè la musica andrebbe concepita come tale, come arte, e quindi super partes, senza pregiudizi ideologici, politici e così via. I Deprogrammazione si sono dimostrati intelligenti in questa loro scelta musicale, perchè garantisce una vasta gamma di sperimentazioni, ed il quintetto sembra intenzionato ad esplorarle fino in fondo. E questa sperimentazione, che prende vita da un songwriting parimenti istintivo e ragionato, si sviluppa lungo le dieci tracce: "Schiacciami", "Cinque %", "Consuetudine", "Mondo Perfetto", "Discarica Innevata", "Elite From Hell", "Morte Mia", "Promemoria", "Theorie" e "Versi O Insegnamenti?". Eccola qua la tracklist, snocciolata davanti ai vostri occhi. Senza esprimere quale canzone sia migliore e quale invece meno interessante, poichè - mi rifaccio ai Deprogrammazione - "chi osserva un dipinto non dovrebbe pensare alla trama della tela". E sia! Consideriamo "Non Esiste" come un blocco unico di musica esplosiva, di rabbia in parole e di idee forse non espresse ancora al meglio, ma che sicuramente troveranno una maturazione decisiva negli anni futuri della carriera dei nostri. Per ora, godiamoci questo bell'album, perchè è fresco e coinvolgente. Inoltre, i Deprogrammazione sono un gruppo molto promettente. Ragion per cui, diamogli sempre una chance!

 

IT - Recensione su Timpani allo spiedo

Deprogrammazione: un nome che dovrebbe già far capire il carattere militante del gruppo, un gruppo che non accetta di lasciarsi travolgere dagli eventi, come invece ormai molta gente fa, esprimendo così tutta la rabbia e l’odio che ha in corpo, mettendo a ferro e fuoco tutte le stronzate di cui è stato infettato il pianeta Terra. I Deprogrammazione, in questo modo, vogliono la fine più totale della de-individualizzazione dell’Individuo, non vogliono più che quest’ultimo venga distrutto da questa cosiddetta civiltà occidentale così decadente e malata. E, lo dico subito, musicalmente esprimono tutto questo con un suono abbastanza particolare che non si può certamente riassumere con poche parole dato il suo essere squisitamente camaleontico. Allora, “Non Esiste” è il primo album in studio dei Deprogrammazione( ho scritto “in studio” perché nel 2005 il gruppo pubblicò un album dal vivo- “Live Demo”- ed inoltre l’anno successivo diede la luce a “Promo 2006”), quintetto biellese nato nel 2003 e costituito attualmente da Ezio, voce, Nicolò Vigna ed Edoardo, chitarre, Maurizio, basso, e Tiziano, batteria. Loro si definiscono grindcore/black metal, quindi propongono una mistura abbastanza rara( chissà poi perché…), ma sentendo le 10 tracce, che sono abbastanza brevi( 3 minuti di durata in media), costituenti “Non Esiste”, si scopre subito che tale definizione è quanto mai riduttiva, ingabbia il gruppo in un qualcosa di definito ed invece è praticamente l’esatto opposto. Infatti, le influenze sono veramente tante e tra le più disparate e contraddittorie, in un magma apparentemente caotico di suoni. Così, personalmente ho rintracciato la furia tipicamente hardcore di “Una Discarica Innevata”, soluzioni death melodiche riviste in chiave metalcore- almeno così mi pare- della disperata “Morte Mia”, atmosfere vellutate che possono rimandare agli Isis del monumentale “Oceanic”( “Versi O Insegnamento?”), uno stile percussivo complesso e ricercato molto a là Neurosis che caratterizza molte canzoni del lotto, intuizioni schizoidi che potrebbero ricordare certi gruppi di death moderno (“Schiacciami Adesso”), l’epicismo tipicamente black metal con tanto di evocative chitarre acustiche( “Elite From Hell”), e chi più ne ha più ne metta! Quindi, spero che si è capito ulteriormente che il gruppo è capace di far distinguere pesantemente una canzone da un’altra, cercando sempre quel quid in più che tiene certamente desto l’ascoltatore esigente. Adesso qualche parola sulla suggestiva copertina del disco e successivamente i testi che caratterizzano i vari brani. Con la copertina i Deprogrammazione sembrano tributare i Beatles ed il loro “White Album”, ma in questo contesto l’intento è ben diverso, dato che quel bianco infinito personalmente trasmette un senso di vuoto esistenziale tremendo, è l’incubo che colpisce ogni giorno l’Individuo reso ormai macchina, costretto a morire lentamente in un inferno vero e proprio dove l’aria non è più tale ed il cervello( e relativo cervelletto) è solo un qualcosa che sta dentro la testa, quasi fosse un accessorio, inutile e controproducente. I testi invece sono il perfetto completamento della copertina. Sembrano prendere da certi testi punk-hc ma se ne discostano decisamente. Sono praticamente poesie, intrise di una forte tensione esistenzialista, dal taglio nettamente ermetico tant’è che certuni sono veramente incomprensibili, ragion per cui, almeno personalmente, trasmettono maggior inquietudine( il testo di “Cinque%”, da questo punto di vista, è esemplificativo). Rientrando più propriamente nella musica del gruppo, bisogna dire che è veramente buona l’alternanza tra urla gracchianti tipicamente black metal, prive di effetti, e grugniti abbastanza validi, a cui si aggiunge un altro tipo di urla, questa volta tremendamente più aggressive, più, come dire, umane e forse dal taglio hardcore classico della nuova scuola. Quando queste si scatenano, pungono che è un piacere! Tra l’altro, nell’ultima canzone, “Versi O Insegnamento?”, sono presenti anche dei suggestivi vocalizzi sussurrati, come per conferire maggior angoscia al tutto. Ezio, inoltre, non sa soltanto variare ottimamente la proposta strettamente vocale, ma è anche autore di linee vocali devastanti, sfavillanti, a mio avviso decisamente divertenti( da segnalare, per esempio, quelle da urlo presenti in “Theorie”). Per quanto riguarda le chitarre, che sono prive nel senso più completo degli assoli, già ve le ho anticipate un pochetto prima ma sta di fatto che è impresa alquanto ardua anche fare una sintesi del riffing, basti aggiungere che, per esempio, qua e là sono presenti agghiaccianti arpeggi black metal( come in “Schiacciami Adesso”), come delle soluzioni dolci dal sapore drammatico che non hanno veramente alcunché di estremo( “Morte Mia”), come certi riffs groovy che talvolta rimandano, seppur abbastanza vagamente, ad un qualcosa che ha a che fare con il death/thrash( “Theorie”), insomma c’è di tutto un po’, sempre nell’insegna della qualità. Tra l’altro devo aggiungere che sono veramente ottime le parti di chitarra solista, come quelle presenti in “Mondo Perfetto”( un dettaglio per la verità un po’ nascosto ed in questo caso veramente piacevole data la ricchezza della proposta) oppure in “Versi O Insegnamento?”. Il basso si mantiene praticamente sullo stesso piano e tra l’altro devo dire che mi piace veramente il suo suono, profondissimo com’è. Stupende poi certe linee di basso, da capogiro specialmente quelle di “Morte Mia” e di “Mondo Perfetto”. Riguardo ora la batteria, qua il lavoro è veramente particolare, anti-convenzionale, credo che piacerà sicuramente a chi fa della capacità d’osare la propria bandiera. Come già detto infatti, nei patterns di Tiziano alegga spesso lo stile complesso e ricercato dei Neurosis, così metronomico e chirurgico da far spavento, in una continua onda inesorabile di costruzioni ritmiche che simbolicamente sembrano gridare a ogni colpo disperati richiami alla libertà, alla giustizia, per l’Individuo, per gli animali nostri fratelli( come dicevano certi indiani d’America), per il mondo intero. Anche quando il nostro batterista si sfoga su tempi più veloci, blast-beats inclusi, l’impressione è spesso quella di trovarsi davanti ad un mare d’idee sempre più nuove che farebbero certamente terrore a certi puristi. Mi piace tra l’altro molto il lavoro di gran cassa che complica davvero ancora di più la situazione. Adesso, prima di parlare del pezzo-manifesto del gruppo, vorrei trattare la canzone che personalmente reputo come la più particolare, e non solo perché è l’unica che va ben oltre i 4 e poco più i 5 minuti, ossia “Morte Mia”. E’ forse il brano più melodico del lotto, e tra l’altro anche quello più dolce e lento( è doveroso però segnalare che qualche tempo veloce c’è). La canzone parte con un riff veramente dolce, che non sembra avere nessun legame con il metal, figuriamoci quello estremo, per poi prodigarsi entro tempi ritmati, groovy su cui si fanno vive melodie in odore di gruppi death svedesi come gli Eucharist, gli In Thy Dreams, riviste però in chiave squisitamente metalcore( quindi chi non ha apertura mentale storcerà sicuramente il naso). Successivamente si fanno presenti tempi veloci( ma senza esagerare) dove si ergono riffs che aumentano ancora di più la disperazione già insita nelle soluzioni precedenti. Tra rallentamenti ed accelerazioni il finale del brano è una lenta litania fortemente melodica tipicamente black metal dove, tra l’altro, è presente una prestazione di Tiziano di una bravura veramente assurda, dai patterns particolarissimi. La canzone non ha praticamente fine, i suoni si abbassano sempre di più ma la musica continua ad oltranza. Così facendo, essa sembra esprimere il proprio dolore infinito, per una vita che non è più tale, strappata dagli immondi tentacoli di un sistema mai voluto, di un sistema che si prefigge democratico e civile ma altro non è che l’incubo definitivo dell’umanità, della Vita tutta. Suggestivo è dire poco insomma. Ecco arrivato quello che a mio avviso considero il pezzo-manifesto del gruppo in quest’album. Quale potrei scegliere se non “Versi O Insegnamento?”, l’ultimo brano, perfetto epitaffio? Sì, perché esso, secondo me, rappresenta la disperazione definitiva dei Deprogrammazione, disperazione che sembra come abbandonata nell’inizio, dove si ergono in tutta la loro intramontabile bellezza partiture sognanti a là Isis, come se il gruppo avesse trovato la pace interiore. Ma niente di più falso! Infatti, i 5 ragazzi, è come se si fossero accorti che questa pace era soltanto un’illusione, è impossibile raggiungerla se si è circondati da tutto questo pattume dove morte e miseria regnano incontrastate. La disperazione, addirittura, sembra acuirsi più del dovuto, grazie a questa consapevolezza di una pace inafferabile come l’aria. Tutti, qui, possono essere contagiati ed alcuni possono anche impazzire. Ecco quindi una dissonanza indescrivibile, l’atmosfera si fa nera, sempre più tormentata, note disperate che sono come urla in lontananza, melodie intensissime, vocalizzi sussurrati che, come già detto, sembrano conferire più angoscia a tutto l’insieme…ed il finale che sembra non ferire, improvviso com’è, tant’è vero che fino a qualche tempo fa il brano mi appariva inconcludente. Poi ho trovato un senso, un senso inquietante: quello del vuoto esistenziale, legandosi così perfettamente con la copertina dell’album, con gli stessi testi, con tutto. In questo modo, sembra che tutto sia stato distrutto, che non sia rimasto più niente, la Vita non esisterà mai più e neanche la Terra. E’ la fine definitiva. Per quanto riguarda invece il principale punto di forza dei Deprogrammazione, beh, anche qui dovrei fare un’eccezione, visto e considerato che mi hanno colpito sia la fantasia dei 5 ragazzi biellesi che i testi che caratterizzano i loro vari brani, finalmente non banali, intelligenti, pungenti e molto riflessivi. C’è da aggiungere qualcos’altro oltre a tutte le cose che ho già detto? Ora, dopo queste belle parole, devo segnalare qualcosina che a dire il vero mi è poco piaciuta, difetti che tra l’altro prendono addirittura 4 brani. Il primo riguarda “Schiacciami Adesso” in cui, ad un certo punto, si fa presente una soluzione veramente ottima che però dà il posto ad un passaggio già precedentemente suonato, quello, per intenderci, subito dopo l’assalto grind intervallato da un breve ed inquietante arpeggio tipicamente black metal. Ho scritto “però” perchè il passaggio mi pare un po’ troppo brusco, le due soluzioni sembrano non legare perfettamente, si poteva ulteriormente esplorare qualche possibile seguito vero e proprio per la prima soluzione citata. Il secondo è presente su “Consuetudine”. Questo brano, a mio avviso, finisce un po’ con l’amaro in bocca, sembra inconcludente non colpendomi così nel giusto modo e qua mi dispiace tremendamente perché gli ultimi passaggi erano veramente notevoli, con il batterista intento a fare alcuni dei suoi patterns più felici e fantasiosi di questo disco. Tocca adesso a “Mondo Perfetto”. In tale brano, ad un certo punto, si riprende il 1° riff di chiara derivazione black metal attraverso un passaggio in cui la chitarra sputa un riff veramente tenebroso e la batteria assesta colpi di gran cassa sempre più veloci e decisi, di grande effetto. Però, pure se tale esplosione fa il suo ottimo lavoro, stranamente non riesco a scorgere nessun legame logico tra il riff black precedentemente menzionato e la soluzione di chitarra precedente, almeno così pare a me. Infine, ecco “Elite From Hell”. In questo caso, non mi piace proprio la struttura del brano, che praticamente si regge su due riffs tipicamente black metal che secondo me vengono ripetuti in un modo un po’ troppo insistito, facendo risultare inconcludente la stessa canzone. Eppure le premesse per un ottimo brano c’erano tutte, dato l’inizio epico con una chitarra acustica decisamente suggestiva. Ed eccomi qua, nel finale di questa lunghissima rece (o presunta tale). Sinceramente credo che solo pochi saranno arrivati fin qui, i pochi fedelissimi di questa rivista probabilmente (se mai ce ne staranno ehehe!). E io dico che è buon per loro, un gruppo così sperimentale ed originale, a mio avviso, non dev’essere per nulla ignorato da certi metallazzi dall’orecchio fino, rivolto in avanti, amante della musica rara. Certo, come si è visto, ho trovato qualche cosa che non mi quadra perfettamente ma data la genialità dei Deprogrammazione penso che sicuramente questi difetti verranno eliminati del tutto. In fin dei conti, la strada è ancora tanta da fare e tra l’altro loro non sono il classico gruppo che tralascia i testi, quindi sono praticamente un gruppo che tratta veramente l’insieme tutto della sua arte, niente è dato ai leoni. Insomma, tante buone cose a questi 5 filosofi del Nord italiano che spaccheranno, con qualsiasi cianfrusaglia, i vostri succubi culi!

 

IT - Recensione su Metal Maniac

Ci piacciono queste associazioni. Quelle di etichette che si uniscono per portare all'album gruppi che altrimenti avrebbero la strada ancora più in salita. I Deprogrammazione da Biella (già visti in Subterranea) arrivano al disco con mezz'ora di pura follia dietro una copertina completamente bianca, sfornando un black/grind/industrial corrotto da voci brutal/isteriche e testi in italiano. L'importante, per la band, è che tutto sia estremo e fuori dagli schemi. L'operazione riesce con un carico di sound nervoso e spietato che ricorda i Nasum, con drumming possente e chitarre collasso a creare profili inquietanti e guglie di centrale nucleare. In un sound che potrebbe essere quello dei Godflesh che hanno deciso di fare un disco black metal. Feroce.

 

IT - Recensione su Grind on the road

Mischiare grind e black metal? I pochi esempi che mi vengono in mente sono i Gonkulator, idoli delle folle più per essere su Fudgeworthy Records che per altro, gli Enbilulugugal, che miscelano black e noise per un prodotto finale abbastanza discutibile e, per certi versi, gli Abruptum, il gruppo col nanetto It, tanto malvagio da non potere avere un nome umano (ehm..sì, certo), più realisticamente tanto scarso nel suonare da dover creare un'aura di leggenda metropolitana attorno alle registrazioni delle sue feste con gli amici. I Deprogrammazione invece giocano in un altro campo. Abbandonando il voler creare un minestrone di influenze o il mascherarsi dietro al termine "noise" per non far risaltare la sterilità compositiva, il quintetto piemontese orchestra alla perfezione sfuriate grind e passaggi algidi e glaciali, andando ad unire le componenti violente di entrambi i generi in modo che si sommino e non che si annullino a vicenda. Un paragone musicale abbastanza realistico potrebbe vedere uniti Darkthrone, certe cose dei Cripple Bastards e una bella dose di grindcore moderno, dai Nasum ai Corey, fino a sforare in ambiti quasi post-core, specie per certe soluzioni vocali o per alcuni tempi schizoidi che fanno capolino qua e là in Non Esiste. L'album risulta molto ostico, soprattutto ai primi ascolti. Sappiate che se non avete voglia di concedergli da subito cinque o sei tornate, è meglio che sospendiate il giudizio. Per certi versi il debut dei Deprogrammazione mi ha fatto pensare al mio primo approccio con White1 dei Sunn O))) o Hibernaculum degli Earth. Disorientamento all'inizio, seguito da un generale senso di incomprensione, fino alla piacevole sensazione di venir risucchiati dal fascino malato della musica "difficile". Ecco, Non Esiste si può definire come "difficile". Dalla copertina, che sputa addosso alle grafiche costosissime e curatissime che girano oggi, anche a livello underground per sbattere in faccia all'ascoltatore una cover completamente bianca, senza tracklist sul retro. Niente nomi dei membri. Niente foto. Tutto è lasciato nella testa di chi vuole immaginare. E' proprio il ribaltamento dei ruoli un altro punto di forza di questo disco. Normalmente i musicisti tendono a riversare verso chi ascolta il loro pensiero, facendoli (non sempre) ragionare su concetti e dichiarazioni preconfezionati e pronti all'uso. I Deprogrammazione invece vomitano testi criptici, ammantati da una dose clamorosa di cinismo e malessere, ma che lasciano al fruitore finale il compito di scioglierne la matassa, dando vita a un'infinita serie di chiavi di lettura per un disco che si fa desiderare, ma quando lo si conquista regala tante, tante emozioni. Impossibile scindere il concept dal fattore musicale, come se stessimo parlando di Burzum o di GG Allin. Compratelo. Mettetelo nello stereo e nella penombra ascoltatelo sfogliando i testi. Tra pezzi violenti e malati ("Schiacciami"), tributi al profondo nord ("Discarica Innevata" urla True Norvegian Black Metal), pezzi quasi groovy ("Theorie"), aperture melodiche ("Morte Mia") e una canzone di chiusura che sembra un omaggio a tutti i grandi della seconda generazione di black metal, da Burzum ai Darkthrone, passando per Mayhem e Satyricon. L'ho già detto e lo ripeto. Se non avete la voglia, il tempo, la testa per mettervi lì ad ascoltare Non Esiste diverse volte, compratelo e regalatelo a chi ne ha, gli donerete mezz'ora di malessere stretto tra le grinfie del figlio bastardo delle corde di Euronymous e delle bacchette di Mick Harris.

 

IT - Recensione su Punk4free

Dopo piu' di due anni e mezzo, torniamo a parlare dei Deprogrammazione, quintetto biellese, all'origine trio formato da Ezio, Edoardo e Tiziano, che avevamo conosciuto grazie al loro omonimo album del 2006. Impossibile nascondere la curiosita' che ha suscitato il loro debutto e quella che continua ad esserci nei confronti del loro nuovo album Non Esiste, una multiproduzione che vede anche l'apporto di Punk4free. Non intendo fermarmi al dibattito riguardante la fusione di due generi, quali il grind ed il black metal, che contraddistinguono le sonorita' del gruppo, molto curate grazie alla registrazione presso i Nadir Studios, ma cerchero' invece di sviscerarne l'opera nei limiti del possibile. Premetto subito che l'ascolto di questo disco e' impegnativo, spiazzante alle prime battute ma molto coinvolgente se si superano le prime difficolta' sonore ma anche concettuali. Credo che questo sia proprio il volere di Ezio, autore di gran parte dei pezzi e voce, Nicolo' ed Edoardo alle chitarre, Maurizio al basso e Tiziano alla batteria. Il succedersi delle tracce va visto come un percorso iniziatico, proprio una via che, se seguita con attenzione, ci aprira' nuovi orizzonti musicali e ci rendera', anche se per poco, davvero deprogrammati. Ecco che si presenta la prima difficolta', ancora nemmeno sonora ma visiva, una copertina del tutto bianca e priva di dettagli anche testuali, l'opposto risultato di una cultura estetica dominante e sottomessa, chiaramente non sempre, a canoni di gusto per far presa sulla massa. D'altronde, questo album non esiste, quindi perche' dovrebbe esistere la sua copertina? Adesso provero' a parlarvi di una mezz'ora dalle tonalita' cupe e dalle forti capacita' evocative ed emozionali. L'ascolto inizia con "Schiacciami", le parole vengono condensate e la velocita' d'esecuzione risucchia qualsiasi altra cosa, presentando un finale decisamente ossessivo e colmo di dolore. "5%" risulta un pezzo molto dinamico, grazie anche agli accenti vocali in growl che scandiscono il ritmo, e secondo me rappresenta l'essenza dei cinque componenti del gruppo espressa in cinque strofe. Se l'interpretazione dei testi e' lasciata volutamente libera, beh, ho dato la mia. "Consuetudine" miscela dosi di nerissimo nichilismo ad una consapevolezza di se', oserei dire razionale, che si concretizza soprattutto nella parte finale della canzone, dove l'ultima strofa e' ripetuta piu' volte sopra note che piu' adatte sarebbe stato difficile trovarle. Gottfried Leibniz, piu' di trecento anni fa, disse che "viviamo nel migliore dei mondi possibili", affermazione che suona come una bestemmia ai Deprogrammazione, e proprio in "Mondo perfetto" riversano tutta la loro avversione verso l'esistente e la negazione della perfezione, istigandoci a liberare tutta la forza distruttrice che possediamo. "Discarica innevata", caratterizzata dalla breve durata e da una costante voce ai margini della follia, poggia su arrangiamenti molto omogenei che contribuiscono a creare sonorita' ossessive che rimangono molto in testa. L'uomo, non piu' tale, ridotto a numero ed una condizione antivitale dove "le parole non esistono". "Elite from hell" si apre con una citazione biblica, ovvero un avvertimento minaccioso che si materializzo' su un muro di Babilonia la notte in cui questa venne conquistata da Ciro il Grande. Un testo che trasuda odio e violenza, entrambi portati all'eccesso, e una lotta per la sopravvivenza dai toni macabri. "Morte mia", traccia piu' lunga dell'album, presenta un'architettura sonora che davvero riesce a coinvolgere totalmente chi ascolta, o almeno con me ce' riuscita. Dall'inizio alla fine del pezzo l'arrangiamento musicale, insieme agli accenti in growl, fa da perfetto supporto ad un cantato stavolta piu' nitido rispetto ai pezzi precedenti, facendoci immergere ancora di piu' in un'atmosfera decisamente esoterica. "Promemoria (l'altra faccia)" mostra da subito ritmi martellanti, opportunamente seguiti dalla batteria, e un testo pieno di considerazioni e riflessioni riguardo la vita e il modo di viverla, sempre in un'accezione oscura e priva di illusioni. "Theorie", penultima e piu' breve traccia dell'album, affronta il tema dell'essere in un modo decisamente originale, basato soprattutto su assonanze fonetiche e sillabiche che, nella loro semplicita', riescono ad affrontare un concetto che, di per se', e' tra i piu' complicati. Arriviamo all'ultima canzone "Versi o insegnamento?", quasi due minuti di predominanza strumentale che mi riportano ad atmosfere sonore di stampo norvegese. I versi, preannunciati gia' nel titolo, racchiudono un linguaggio ricercato che e' saturo di illusioni sradicate, alla ricerca di massime, o appunto insegnamenti, su una vita sempre piu' incomprensibile. Qui finisce, per ora, il mio percorso di deprogrammazione!

 

IT - Recensione su EUTK

E' veramente difficile commentare a livello concettuale la proposta dei piemontesi Deprogrammazione. Un nome che, perdonatemi il gioco di parole, è tutto un programma: artwork completamente bianco, un booklet di impostazione alternative, un'attitudine anticonformista ma anche leggera, da presa per il culo. In senso positivo, intendo... laddove i gruppi estremi si cimentano con cadaveri, serial killer e trattati da libri d'anatomia i Deprogrammazione si cibano di alienazione, di uomini ridotti a fantasmi, del nulla. Roba altrettanto violenta, eh! Sì, perché nonostante la presentazione innocua, stiamo comunque parlando di una band che mescola grind e black metal. O almeno ci prova, visto che non posso certo affermare che il risultato sia poi così riuscito. L'ago della bilancia pende nettamente verso la parte grindcore, mentre sono poche le parti in cui il black riesce a inserisci con prepotenza, e fatte spesso di riff e strutture abusate. Anzi, dirò di più, le sezioni che ho apprezzato maggiormente sono state quelle in cui le band si spinge ai limiti dell'alternative rock... e non sto affatto scherzando! Se da un lato questo è sintomo della grande apertura mentale di questi cinque ragazzi biellesi, dall'altro può essere anche sinonimo di una certa confusione d'intenti, di una direzione ancora da trovare e da costruire passo dopo passo. Certo non è un genere musicale che faccia dell'accessibilità il suo punto forte, tant'è vero che a chi si voglia cimentare con l'ascolto di questo "Non esiste" saranno necessari all'incirca una mezza dozzina di giri prima di iniziare a capirci qualcosa! Io non posso nemmeno dire di esserci riuscito al 100%... di sicuro qualcosa non mi ha convinto e credo che ci sia ancora la lavorare per levare quel senso di incompiuto e di già sentito che affligge molte delle composizioni presenti in questo demo. Le capacità e l'attitudine ci sono, ora aspettiamo solo il salto di qualità.

 

IT - Recensione su 350° Music 'zine

I Deprogrammazione giungono da Biella, attivi dal 2003 propongono un grind/black, che di primo acchito potrebbe sembrare una combinazione alquanto ambigua e poco sensata, invece in questo caso la soluzione funziona a dovere eccome. Ci ho messo un po' a capire "non-esiste", ma vi assicuro che in questi giorni lo sto consumando, è sconcertante notare come il grind-stile Nasum si possa, a tratti, mischiare al classico black norvegese! "Schiacciami" e "Discarica Innevata" ne sono un esempio, comunque tutto l'album lascia l'ascoltatore spiazzato e intontito, fino a creare una dipendenza! I NADIR STUDIO non "steccano" mai, infatti la pro duzione (curata da Tommy Talamanca) è ottima, il suono pulito e graf fiante è quanto di meglio si possa desiderare per la musica creata dai Deprogrammazione!!! Consigliato a tutti i quali cercano un gruppo inno vativo, originale e veramente angosciante!!!