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Three Steps to the Ocean / Inteviews

IT - Intervista su NeuroPrison

Ciao ragazzi, partiamo parlando dei passi che vi hanno portato alla realizzazione di "until today becomes yesterday". Siete soddisfatti del risultato finale?
Sì, siamo molto soddisfatti. Ma la nostra soddisfazione è contestualizzata al periodo in cui l’abbiamo registrato, Marzo e Aprile del 2009. Oggi sicuramente lo rifaremmo diverso. Tra un anno ne avremmo una nuova ulteriore variante.

Come siete entrati in contatto con James Plotkin, autore del mastering del disco? Ci ha messo molto del suo oppure è stato semplicemente un lavoro di rifinitura data che i pezzi avevano già una resa e delle dinamiche ben definite?
La label americana che ci aveva prodotto il nostro primo EP in vinile ci ha consigliato di rivolgerci a lui per il mastering del disco. L’abbiamo contattato e si è subito reso disponibile, prestando la sua professionalità, rispettando scadenze e nostre volontà. Il nostro budget per il mastering era piuttosto limitato ed inoltre non volevamo stravolgere con compressioni eccessive e snaturanti le dinamiche che avevamo cercato di curare nei dettagli in fase di registrazione e mix. Il disco non suona fortissimo, ma che diavolo, ogni lettore ha un dispositivo per alzare il volume, mi pare. James ha rispettato ognuno di questi aspetti, direi che c’è anche una sua impronta nell’album, seppur non così definita o profonda come ci si potrebbe aspettare.

Com'è avvenuto il contatto con la Frohike Records e a che punto stanno le cose per quanto riguarda la Forgotten Empire?
Con Forgotten Empire è morto ogni rapporto. Avessimo aspettato loro, l’album non sarebbe ancora uscito e saremmo ancora qui col master in mano. Tergiversare è uno sport che non ci piace ed avere a che fare con persone che tergiversano idem. Riguardo Frohike, tutto il contrario. Poche parole chiare e schiette. Un giorno ci ha scritto un’email Marta chiedendoci di spedire loro delle copie dell’EP per la loro distro. Quando ho scoperto che abitavano a 5 km da casa mia gli ho detto che potevano venire a prendersele. Ci siamo conosciuti così. Speriamo di fare qualcosa con loro anche nel futuro.

Rispetto all'ep siete maturati moltissimo sotto ogni punto di vista, raggiungendo una perfetta alchimia sonora tra i vari elementi in gioco, immagino che il processo di songwriting dei pezzi sia stato molto lungo e minuzioso...
Più che altro, direi che è stato frammentato. Il disco nasce in due anni in cui abbiamo fatto un sacco di concerti, in cui ci siamo trovati due volte senza sala prove e in cui non siamo quasi mai riusciti ad avere una certa continuità nel provare. Noi quattro avvertiamo chiaramente questa frammentarietà nel disco, non sappiamo se lo stesso avvenga per l’ascoltatore. L’alchimia sonora di cui parli deriva invece da un nostro approccio compositivo direi quasi “democratico” da un lato e ficcanaso dall’altro. Democratico perché ci dà reciprocamente fastidio che dei suoni primeggino a caso su degli altri, ci piace la compattezza timbrica (che non è necessariamente sinonimo di pesantezza). Ficcanaso perché ci ascoltiamo molto e siamo sempre pronti a romperci le palle vicendevolmente su quello che suoniamo. Non siamo un gruppo che impiega due prove a scrivere un pezzo, ecco.

Anche dal punto di vista dei suoni utilizzati i progressi sono molto evidenti, avete cambiato radicalmente strumentazione vero?
Sì, è cambiata quasi per intero. Sono cambiati ampli, casse, pedali, il basso. Un po’ di tutto insomma. Ci abbiamo speso parecchio tempo e parecchi soldi, ponendoci sempre l’obiettivo di un suono diretto, grosso, ma sempre chiaro e pieno sia sui puliti che sui distorti. La ricerca del suono giusto è comunque appena incominciata e continuerà a lungo. La G.A.S. è ancora solo in incubazione.

Particolare attenzione è stata rivolta alla componente elettronica, decisamente più presente e decisiva nell'economia del vostro sound rispetto al passato ma allo stesso tempo mai invadente o fuori posto....
Abbiamo sempre riservato all’elettronica uguale dignità e importanza rispetto a quella che diamo a chitarra e basso, complice l’equilibrio timbrico che cerchiamo sempre di avere. Aggiungiamoci anche quel nostro metodo compositivo “democratico” di cui parlavamo sopra. Il risultato è che l’elettronica si sente sempre forte e chiara. Talvolta diventa addirittura struttura portante di un pezzo (“Il Quinto Giorno” o “It’s a minute, maybe more, since I could see”). Le possibilità di utilizzo di un computer e un paio di synth sono davvero infinite. Stiamo cercando strade nuove con la strumentazione che al momento possiamo permetterci.

Veniamo all'interessante concept che si cela dietro le trame sonore del disco, fatecene pure un riassunto e quanto ciò ha influenzato la stesura dei brani?
Non ha influenzato in alcun modo la stesura dei brani, in realtà. E’ un percorso “letterario” (mi si passi il termine altisonante) che è stato portato avanti quasi parallelamente a quello musicale. All’interno del digipack si parla di un personaggio dai tratti incerti che si muove, fisicamente e col pensiero, a cavallo della linea del cambio di data: le isole Diomede, per l’appunto, sono un piccolo arcipelago le cui isole maggiori (una americana, l’altra russa) sono separate da questa linea effettivamente immaginaria ma che scandisce il ritmo dei giorni di ciascuno di noi. Questo personaggio, ferito e isolato, dall’isola est vuole tornare all’isola ovest, cercando quindi paradossalmente di tornare a ieri, varcando il confine temporale ma anche spaziale e culturale.

Siete una band strumentale dal notevole potenziale espressivo, pensate che questa sia la vostra dimensione più consona o vi è anche solo una remota possibilità che in futuro possiate sentire la necessità di aggiungere delle parti vocali o magari dei campionamenti?
C’è sicuramente la possibilità di mettere in futuro delle parti vocali. Finora non ne abbiamo semplicemente sentito la necessità. Ma non c’è nessuna preclusione aprioristica sull’utilizzo di un cantante, potrebbe benissimo succedere. Tendiamo ad escludere invece campionamenti vari, per il momento. Il piacere di essere strumentali rimane comunque forte e credo che se decidessimo mai di introdurre un cantante sarebbe una bella mazzata per quello che al momento è il nostro metodo compositivo.

Siete appena tornati dal vostro tour europeo, come è stata la risposta del pubblico e quali sono le vostre sensazioni al riguardo?
Per quella che è la nostra esperienza, suonare all’estero è mediamente più bello rispetto a suonare in Italia. E’ una litania che si sente spesso, ma è davvero così, almeno per noi. Più bello vuol dire che c’è più attenzione, più interesse, più voglia di starsene lì in piedi a sentire ciò che viene fatto sul palco. Il live non è un momento marginale di una serata il cui fulcro è un djset. E’ il momento centrale della serata di un locale/centro sociale/centro giovanile/etc, quello per cui si esce di casa. La risposta è sempre stata ottima, anche ai concerti del lunedì sera con 20 persone. E come musicista, sei (quasi – ovviamente esistono eccezioni negative) sempre trattato con dignità e rispetto. Sembra che si debba andare oltreconfine per veder cambiare il mondo.

Cosa vi riserva il futuro, in particolare per quanto riguarda nuove composizioni?
E’ ancora presto per poterlo dire. Non perché vogliamo tenere segreti, ma più che altro perché abbiamo ancora troppo poco materiale nuovo per spiegare a parole quale potrebbe essere una qualsiasi direzione. Quel che è certo, è che qualsiasi cosa nuova non sarà il clone né dell’EP né di “Until today becomes yesterday”. Riguardo tutto il resto, stiamo cercando di suonare live il più possibile. Abbiamo un po’ di date tra Aprile e Maggio, in Lombardia e non solo. Più avanti ci piacerebbe anche mettere l’album su vinile.

E' tutto, grazie mille per il tempo a noi dedicato ed un saluto da tutto lo staff di Neuroprison!
Grazie a voi, complimenti per la quantità abnorme di informazioni che il forum contiene.

 

IT - Intervista su Unprogged.com

L'intervista che abbiamo fatto ai Three Steps To The Ocean vuole essere un tentativo per diversificare le solite domande che vengono poste ai gruppi musicali di questo tipo. I ragazzi hanno provato a creare qualcosa di diverso (nel panorama italiano ma non solo) per cui ci è piaciuto fare un'intervista che vada d'accordo con il tipo di esperienza al quale si riferisce: molte domande possono risultare più tecniche dei soliti semplici "come componete, quanto ci mettete, vi piace andare in giro", ma probabilmente il valore aggiunto è proprio questo.

* Domanda : Anche se riferimenti all'acqua sono rimasti (Lynne Cox), il distacco a favore di un concept sull'idea del paradosso spazio temporale e la storia ad esso collegata è stato un piacevole cambiamento. Sapendo che la musica arriva prima dei titoli e delle idee ad essa collegata, avete già progetti in merito oppure preferite che le vostre note vi suggeriscano cosa fare?

F: “La seconda che hai detto”. Dare una forma verbale alla musica e posizionare questa forma nei titoli e all’interno del digipack è stata una semplice scelta che comunque non sentivamo e non senitremo mai come obbligata. Ci sembrava sensata in quel momento e così l’abbiamo messa in pratica, non necessariamente riproporremo la cosa in futuro. Anche perché, come dici anche tu, partiamo dalle note e dall’idea musicale, non certo da un’idea di immagine ad essa collegata. Quella, se deve venire, arriva dopo aver interiorizzato quanto suonato.

* D: Nelle vostre tracce usate molta effettistica e il prodotto finale è sicuramente sorprendente. In sede live riuscite a riproporre tutto così come è concepito nell'album oppure dovete apportare qualche modifica?

F: Ci riusciamo per forza di cose, perché il disco è stato registrato esattamente come è stato concepito in sala prove senza troppi magheggi da studio o esagerazioni in fase di registrazione. Non ci sono sostanziali cambiamenti tra il live e il disco. Solo la seconda traccia dell’album (“It’s a day, maybe more, since I saw you”) è stata in parte prodotta in studio e per il momento non la stiamo proponendo dal vivo. Il resto viene riprodotto live così com’è, nella sua interezza timbrica e strutturale.

* D: Anche se il vostro genere in Italia viene definito "di nicchia", pensate che il tipo di esperienza musicale che proponete può acquistare più spazio di quello che ha ora?

F: In linea teorica mi verrebbe da rispondere di sì, perché abbiamo sempre pensato che una proposta musicale fatta di soli strumenti possa essere fruibile da un pubblico vasto ed eterogeneo, oltre che a prestarsi meglio a qualsiasi sua “interpretazione”. Ma la realtà è un’altra ed è quella di cui tu parli. Il “nostro genere” (consci di semplificare molto usando questo termine) è di nicchia e tale rimarrà per una serie infinita di fattori. Il che non è necessariamente un male, anzi.

* D: Il tour europeo 2010 ha ben 6 date in Germania. Vi piace la birra oppure sono i tedeschi che adorano voi?

F: Che ci piace la birra è certamente un’innegabile verità. I tedeschi, per quella che è la nostra storia di gruppo, si dimostrano sempre indiscutibilmente e puntualmente più avanti degli altri. Sembra semplicemente che abbiano più curiosità e più coraggio nel fare le cose. Non è un caso se l’etichetta che ci ha organizzato il primo tour in Germania fosse tedesca…e non è un caso che anche per questo tour l’organizzatore principale sia un ragazzo tedesco. Non è un caso neanche che la maggior parte dei dischi che vendiamo online siano acquistati da tedeschi. La prova definitiva di quanto siano avanti è il volume medio dei live, generalmente altissimo.

Domande tecnico-curiose rivolte ai singoli componenti:

* Andrea (chitarra) : la dicitura Noises significa che ti metti a trafficare anche tu come Francesco con l'elettronica da tastierista oppure basi i rumori sulle tue sei corde?

La seconda opzione. In particolare sfruttando effetti (delay su tutti), ebow, loop e feedbacks cerco in alcune occasioni di utilizzare la chitarra in maniera meno convenzionale. In futuro mi piacerebbe implementare questi fantomatici "noises" anche con effetti elettronici da tastiera ma essendo l'unica chitarra le occasioni in cui lasciarsi andare ai rumori sono un po' limitate. Già la gestione di tutta l'effettistica in sede live mi obbliga a fare balletti sulla pedaliera per poter schiacciare 3-4 pedali contemporaneamente, aggiungere pure tastiere ed altri marchingegni infernali complicherebbe ulteriormente la situazione.

* Andrea (Basso): Non è sempre semplice far emergere il basso. Il tuo suono è molto presente e il modo in cui lo usi non è un semplice accompagnamento ritmico, usi qualche accorgimento particolare per personalizzarlo e renderlo tuo?

La presenza costante del basso rispecchia l’equilibrio che c’è da sempre tra noi quattro, sia a livello di volumi, sia a livello compositivo. Ho sempre pensato inoltre che un basso che si sente a malapena (come in molti gruppi metal ad esempio) è un basso che serve a poco, meglio allora parti in cui è totalmente assente. Non uso particolari accorgimenti sonori, cerco sempre di avere un suono caldo e presente spingendo al limite le valvole del mio povero ampli.

* Francesco (tastiere): Usi solamente moduli esterni (analogici e non) per creare i tuoi suoni oppure ti avvali anche del computer? Se si, in live che tipo di soluzione usi?

Ho solo strumentazione digitale e un set fisso ormai da tempo, utilizzo un sintetizzatore Novation K-Station virtual analog e uso il computer con Propellerhead Reason 4.0, ovviamente con master keyboard annessa, per tutto il resto (sintetizzatori, organi, campioni e basi in sequencer). La scelta digitale da un lato è un obbligo (la sua economicità), dall’altro mi piace il fatto che dia molte più possibilità rispetto a certe soluzioni analogiche che, soprattutto nel live, diventano assai difficili da gestire. Il prezzo da pagare è una certa differenza qualitativa del suono, anche se sfido chiunque a riconoscere a occhi chiusi una buona onda triangolare digitale da una analogica. In ogni caso, se qualcuno mi regalasse un Moog Voyager non credo mi offenderei.

* Davide (Drums): Sperimenti tanto con il tuo drumset (pensi di farlo in futuro) oppure sei un amante dei grandi classici?

Non credo di essere un grande sperimentatore. Non credo nemmeno di essere un amante dei grandi classici. Ascolto di tutto e quindi tutto mi influenza, e ritorna automaticamente fuori mentre proviamo. Di certo in fase compositiva tendo sempre a cercare la giusta dinamica per dare più risalto a ciò che i miei compagni esprimono con le note.. Mi piace però sfruttare anche piccole parti della batteria e non semplicemente battere sui tamburi. Quindi sì, propendo più per le soluzioni meno classiche nelle parti in cui si può sperimentare. Inutile dire che cassa / rullante / ride è un vizio che non riesco a togliermi.

Sperando di essere riusciti nell'intento di esplorare più da vicino il mondo dei "Three Step To The Ocean", Ringrazio i ragazzi della disponibilità e della simpatia.

 

IT - Intervista su Metal Italia

Dopo l’ottimo EP d’esordio dal titolo omonimo, i milanesi Three Steps To The Ocean hanno da poco reso disponibile il loro primo full-length album, “Until Today Becomes Yesterday”. In un periodo nel quale il post-core e le sue derivazioni stanno avendo sempre maggior successo e riscuotendo ampi consensi, la proposta interamente strumentale del quartetto nostrano resta comunque una mosca bianca, dotata di gran classe e spiccata sensibilità artistica. Abbiamo scambiato le solite quattro chiacchiere con Andrea Sacchetti, chitarrista del gruppo, che ci permettono di scoprire i TSTTO ancora più a fondo…

CIAO, ANDREA! SONO PASSATI PRATICAMENTE DUE ANNI DALLA VOSTRA PRIMA COMPARSA SU METALITALIA.COM: QUANTO E COME SONO CRESCIUTI I THREE STEPS TO THE OCEAN, A PARTE ANAGRAFICAMENTE, IN QUESTO LASSO DI TEMPO?
“Non so dirti come e quanto siamo cresciuti in questi anni. Ascoltando il disco sicuramente ci sono differenze stilistiche e sonore rispetto all’EP, differenze che rispecchiano i cambiamenti che sono intercorsi all’interno della band. Avevamo voglia di fare canzoni più cupe, di utilizzare maggiormente l’elettronica e di spingerci oltre la tipica cavalcata post-rock. Abbiamo cercato di evolverci e di utilizzare soluzioni stilistiche diverse. Anche a livello di strumentazione siamo cambiati molto: rispetto alla strumentazione utilizzata per registrare l’EP, l’unica cosa che è rimasta invariata è la mia chitarra; il resto, tra amplificatori/batteria/casse/basso/effetti, ha subito continue modifiche, e per la gioia dei nostri conti in banca continueremo su questa strada. Personalmente ho intrapreso la ‘ricerca del Sacro Graal del chitarrista ignorante’, cioè: la distorsione perfetta. Così come me, anche gli altri del gruppo sono alle prese con il proprio demone sonoro. Ah…e poi abbiamo la barba più lunga: quest’anno tira un casino!”.

PRIMA DI ADDENTRARCI ALLA SCOPERTA DEL VOSTRO DEBUTTO, CI RACCONTI COME SONO NATE LE COLLABORAZIONI CON LA FROHIKE RECORDS E LA FORGOTTEN EMPIRE, CHE RILASCIANO IL VOSTRO LAVORO RISPETTIVAMENTE IN ITALIA E NEGLI USA?
“Con Forgotten Empire siamo in stand-by. La collaborazione era iniziata molto seriamente: contratti firmati, promesse, etc. etc., ma quando è arrivato il momento di cacciare i soldi e di fare realmente qualcosa son sorti i primi problemi, che sono sfociati in un nulla di fatto. Abbiamo quindi preso la decisione di auto-produrci e, grazie all’aiuto di Frohike, siamo riusciti ad avere il prodotto fatto e finito esattamente per quando lo volevamo. L’incontro con Simone e Marta della Frohike Records risale a prima della registrazione del nuovo disco. Si erano interessati a noi grazie all’EP e ne avevano acquistate alcune copie per la loro distribuzione. Nel momento in cui ci siamo ritrovati da soli, abbiamo pensato di proporgli questa collaborazione e le cose sono andate bene: poche parole, niente inutili contratti ma tanti fatti. Si tratta di due persone che ci mettono cuore in quello che fanno”.

“UNTIL TODAY BECOMES YESTERDAY” PARE L’IDEALE PROSECUZIONE DEL DISCORSO INTRAPRESO SULL’EP D’ESORDIO. PIU’ MATURO E PIU’ VARIO, BEN RAPRESENTA UNA BAND CHE HA CHIARO COME VUOLE SUONARE MA CHE PARE AVERE ANCHE TANTA VOGLIA DI SPERIMENTARE. COME VI SIETE APPROCCIATI ALLA SUA COMPOSIZIONE? IN QUANTO TEMPO E’ NATO?
“Non abbiamo avuto un approccio particolare alla composizione dell’album, ma abbiamo solo seguito quelle che erano le nostre esigenze. Dalla pubblicazione dell’EP ad oggi non abbiamo mai smesso di comporre: ci sono stati periodi in cui non riuscivamo a farlo con continuità per diversi problemi, la maggior parte dei quali logistici e legati alla ricerca (speriamo definitivamente terminata) della sala prove, ma abbiamo continuato a scrivere musica. Alcune canzoni dell’album sono state scritte poco dopo l’EP, altre appena prima di cominciare le sessioni di registrazione ed altre ancora sono state completate mentre eravamo in studio”.

OGNI STRUMENTO, NELLA VOSTRA PROPOSTA, TROVA MAGICAMENTE UNO SPAZIO BEN DEFINITO E PERSONALE, SENZA MAI SFOCIARE NEL SOLISMO FINE A SE STESSO, MA SEMPRE RESTANDO A DISPOSIZIONE DELL’ATMOSFERA E DELL’INSIEME. CREDO CHE QUESTO SIA UN PO’ IL VOSTRO PUNTO DI FORZA. COME FATE A GENERARE QUESTA SORTA DI ‘ALCHIMIA PERFETTA’?
“Sicuramente essere degli ignoranti senza tecnica aiuta a non cadere nel solismo fine a se stesso; non ne saremmo capaci. Poi esiste, da parte di tutti i componenti, una spiccata vena di ‘rompicoglionismo’ per cui tutti vanno a ficcare il naso sull’operato di tutti. Inevitabilmente le idee si fondono e si crea una sorta di coscienza collettiva in grado di creare quell’idea di insieme di cui parli. Oppure ho appena detto una cagata e la verità è che siamo degli ignoranti a cui piacciono le aperture potenti e basta. Il resto è solo un tentativo di arrivarci (ok, buona la seconda!, ndR)”.

VI TROVATE MEGLIO A COMPORRE TRACCE DI LUNGA DURATA O DI PIU’ BREVE MINUTAGGIO? E QUANDO VI RENDETE CONTO CHE UNA CANZONE HA FINITO DI DIRE QUEL CHE HA DA DIRE?
“Be’, vedendo la nostra breve discografia è evidente che ci troviamo molto bene con le canzoni di lunga durata. O meglio, fino ad ora la maggior parte delle canzoni che ci soddisfano sono di lunga durata. Questo non vuol dire che ci imponiamo che un pezzo debba durare per forza tot minuti. Le due canzoni più corte presenti nell’album e le ‘Outer Sessions’ sono la prova che se ci impegniamo riusciamo a stare sotto i sette minuti. A parte gli scherzi, non decidiamo mai a priori la lunghezza di un brano. Le canzoni più brevi dei Three Steps To The Ocean sono tutte suonate con chitarra acustica e sono quasi tutte improntate più sull’uso dell’elettronica. Questo limita un po’ le capacità di ampliarle verso minutaggi superiori, ma non è una regola. Andiamo molto ad istinto”.

VENENDO AL TITOLO DELL’ALBUM E A QUELLI DELLE CANZONI, SONO CURIOSO DI SAPERE IN CHE MODO LI SCEGLIETE… VOGLIO DIRE, COMPONETE LA MUSICA E POI TROVATE UN TITOLO ADATTO O DECIDETE PRIMA SU QUALE ARGOMENTO COMPORRE MUSICA?
“Fino ad oggi abbiamo sempre composto prima la musica e poi cercato i titoli, anche se a dire il vero prima di cercare i titoli cerchiamo di avere un numero di canzoni tale da poter essere accumunate da un filo conduttore. Infatti, possono passare anche mesi senza che le canzoni abbiano un titolo. Per quest'album è successo che, una volta deciso quali canzoni registrare, ci siamo concentrati sulla costruzione di una storia, che è poi quella che si legge dentro il digipack. Sulla base di questo concept abbiamo deciso i titoli. Non abbiamo comunque un argomento fisso su cui comporre musica, ma sicuramente sappiamo cosa vogliamo far provare a chi ci ascolta e soprattutto a noi stessi mentre suoniamo”.

SBAGLIO O IL TEMA DELL’OCEANO E’ ANDATO UN PO’ PERSO? CI SPIEGHI, MAGARI CON UN BREVE TRACK-BY-TRACK, LE TEMATICHE DEL DISCO? PARADOSSALMENTE, I VOSTRI TITOLI METTONO PIU’ CURIOSITA’ DELLA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI TESTI DI CANZONI CHE SI LEGGONO IN GIRO…
“Sì, abbiamo abbandonato quel concept. Inizialmente, l’idea era quella di fare un disco collegato all’EP, ma col passare del tempo abbiamo preferito cambiare totalmente rotta, non utilizzare le canzoni vecchie e staccarci dal ‘filone oceanico’. Le nuove tracce, inoltre, ci sembravano più contorte e non più in linea con le sensazioni che l’EP ci trasmetteva. Possiamo definirlo una specie di concept-album che ruota attorno alla linea del cambio di data. Tutte le canzoni del disco sono più o meno collegate al paradosso che si innesca attraversandola e sulla base di questa idea abbiamo elaborato una storia con l’aiuto di un’amica, rimbalzandocela l’un l’altro, aggiungendo particolari, inventando una situazione con al centro un individuo dai tratti incerti. Il contesto fisico di questa storia sono le Isole Diomede (‘Diomede’), due piccolissime isole nel mezzo dello stretto di Bering, separate da tre chilometri di mare nel mezzo del quale passa la linea del cambio data. Una delle due isole è territorio russo, l’altra è territorio americano. Il protagonista della nostra storia immagina e spera – ricordando tale Lynne Cox (‘Remember Lynne Cox’), nuotatrice che nuotò da un’isola all’altra durante il periodo della Guerra Fredda – di poter varcare al contrario la linea del cambio data e tornare quindi al giorno prima, con ciò che ne consegue, varcando quindi confini spaziali, temporali, culturali…tornando al passato, insomma. Il 31 dicembre 1844 (‘December 31st 1844’), invece, nella storia delle Filippine è un giorno che non è mai esistito: successe che il governo allora al potere decise, in concomitanza con l’indipendenza del Paese, di spostare i suoi interessi economici dal Sud America al Sud-Est Asiatico. Per fare ciò, si trovò a dover ‘valicare’ la linea del cambio data per adattare quindi la sua data a quella dei nuovi partner economici. Questa passò quindi direttamente dal 30 dicembre 1844 al 1° gennaio 1845, saltando quindi il giorno 31. Ci piaceva l’idea di dare alla prima traccia del disco un titolo che rappresentasse un paradosso temporale: simboleggia appunto un spazio temporale che in un certo qual modo esiste e non esiste contemporaneamente. Chi compra il disco scopre anche come va a finire. Tutti i titoli delle canzoni si riferiscono, in maniera più o meno esplicita, a questo paradosso spazio-temporale, seppur non direttamente alla storia che abbiamo creato”.

COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON JAMES PLOTKIN PER LA MASTERIZZAZIONE DEL DISCO?
“Lo abbiamo contattato in seguito ad un consiglio della KNVBI Records. James si è rivelato non solo un grande professionista, ma soprattutto una persona rispettosa del lavoro altrui. Gli abbiamo chiesto un certo tipo di approccio e lui lo ha rispettato alla lettera, pur inserendo il suo marchio. E’ stato gratificante leggere i complimenti da parte sua per il lavoro che avevamo svolto in studio e l’apprezzamento sulle dinamiche del disco, una delle nostre fisse durante le sessioni di registrazioni…le dinamiche! I ragazzi della Sauna (studio di registrazione, ndR) lo sanno bene”.

AVETE ALLE SPALLE GIA’ UNA BUONA SERIE DI DATE E IMPORTANTI ESPERIENZE ALL’ESTERO: MA E’ DIFFICILE PER UNA BAND STRUMENTALE TROVARE LOCATION IN CUI SUONARE? VOGLIO DIRE, QUALCUNO VI HA MAI DETTO NO SAPENDO CHE NON AVETE IL CANTANTE?
“No, non ci è mai stata data come risposta ‘NO, perché non avete il cantante’. Anche perché quando non ti vogliono far suonare non ti rispondono proprio!”.

PER IL FUTURO, SEMPRE SOTTO L’ASPETTO DEGLI APPUNTAMENTI LIVE, COME VI STATE MUOVENDO?
“Abbiamo ricominciato con i concerti il 10 ottobre al Circolone di Legnano ed è stata una gran bella serata; avevamo un mini-tour di tre giorni che magicamente si è trasformato in un’unica data a Genova il 23 ottobre scorso. La prossima data in programma sarà insieme agli Zu all’ex-Le Piccole Iene (ora Rock‘n’Roll Arena) di Romagnano Sesia (NO) il 4 dicembre (l'intervista si è svolta a metà novembre, ndR). Ci stiamo muovendo, non senza fatica, per cercare concerti in giro per l’Italia (saremo a Bari il 15 gennaio e stiamo aspettando di chiudere altre date nel centro-sud) ed Europa per inizio anno. Speriamo di riuscire a chiudere tutte le date che vorremo fare. Se qualcuno è interessato a un nostro live ed ha contatti per aiutarci nell’organizzazione, ovviamente può scriverci senza alcun problema”.

BENE, SIAMO ARRIVATI ALLA CONCLUSIONE. TI RINGRAZIO PER LA DISPONIBILITA’ E TI LASCIO IL COMPITO DI CHIUDERE L’INTERVISTA… “STAY BRUTAL!!”.
Francesco (programming/elettronica): “Venite ai nostri concerti anche se non siamo TRVE!”.

 

IT - Intervista su Dageisha

Innanzitutto vi chiedo di raccontare come è nato il loro progetto e dove affondano le loro radici.
(Francesco) Allora, alcuni ci hanno detto che siamo brianzoli, altri varesotti, altri milanesi. E in effetti qualcosa è vero, dato che siamo in quattro e non viviamo per niente uno vicino all’altro nonostante siamo tutti lumbàrd. E il nostro chitarrista è di Cassina De' Pecchi, ci teniamo a sottolinearlo. Da poco abbiamo un camper per spostarci e un gazebo come sala prove. Il nostro progetto è nato nel 2006 da una serie di circostanze più o meno casuali.

L'Italia, rispetto ad altri paesi europei, è un po' più indietro per quanto riguarda la nascita di validi gruppi rock. Voi avete scelto di proporre una musica che non è certo comprensibile a tutti, una musica totalmente strumentale. Doppiamente rischioso..
(Francesco) In realtà, proprio perché strumentali crediamo esattamente il contrario. Cioè di essere comprensibili a tutti, ma veramente a tutti. Mia mamma, di tanto in tanto, ascolta il disco e dice pure che è carino. Non c’è un messaggio precisamente incanalato (da una voce) nella musica strumentale, quindi è più fruibile, più facile da interpretare secondo la sensibilità di ognuno. Quello che invece non è per tutti è l’accostarsi alla musica strumentale, facilmente liquidabile con espressioni di straordinaria profondità e critica tipo 'Che pacco, non cantano mai'.

Da dove deriva la scelta di non inserire la voce nei vostri pezzi?
(Francesco) Dal non averne mai avuta una e dal conseguente non-sentirne il bisogno.
(Andrea) In realtà non abbiamo scelto di essere strumentali, dopo aver composto le prime canzoni - quelle poi finite sul nostro primo EP – non abbiamo sentito l’esigenza di inserire una voce.

Come avete intenzione di approcciarvi al mercato estero?
(Francesco) Non abbiamo alcuna speranza di approcciarlo. Il nostro mercato sono singole persone che ci ascoltano in rete e, mossi da pietà, ci comprano il disco. Vorremo che queste persone fossero un po’ meno 'singole'.
(Andrea) La rete è da sempre il nostro unico mezzo per farci notare all’estero, grazie a MySpace siamo riusciti a suonare in Germania, Austria e Repubblica Ceca senza neanche pubblicare un vero disco. Continueremo su questa strada, personalmente sono un tipo abbastanza 'nerd' per cui non appena nasce un nuovo social network ci iscrivo il gruppo nella speranza possa essere l’ennesimo modo di raggiungere nuovi ascoltatori.

Il vostro omonimo EP ha riscosso fin da subito un grande successo. Avete sentito su di voi delle aspettative troppo alte per l'uscita dell'album? Avete temuto di deludere chi vi aveva apprezzato con quell' Ep oppure eravate già sicuri del materiale che adesso fa parte di 'Until Today Becomes Yesterday'?
(Andrea) Nessuna delle due cose direi, ci siamo limitati a comporre i nuovi pezzi seguendo innanzitutto il nostro istinto, cercando di proporre qualcosa di più ricercato e curato rispetto all’EP. Al momento stiamo ricevendo comunque buoni feedback anche da chi già ci aveva apprezzato in passato.

Quali sono le tematiche affrontate nello specifico dall'album?
(Andrea) E’ un disco nato in quasi due anni visto che solo recentemente abbiamo trovato una sala prove stabile nel nostro bellissimo gazebo. La tematica principale intorno alla quale girano tutti i pezzi è quella della linea internazionale del cambio di data; un concept album basato sulla storia di un personaggio che si avventura oltre questa linea cercando di andare indietro nel tempo, di ritrovare qualcosa, di risolvere altre cose..

Come è avvenuto l'incontro con la Frohike Records?
(Andrea) Un giorno quest’estate abbiamo realizzato una mega grigliata nel nostro gazebo e si sono presentati con una cassa di birra, è stato amore a prima vista.

I rapporti con la Forgotten Empire Records invece come sono?
(Francesco) Morenti. O forse siamo noi stupidi che non riusciamo a capire che se uno dice 'Sì sì sì sì sì' alla fine vuol dire 'No'. Ascoltando il vostro album e come ho scritto anche nella recensione, si ha la sensazione di un perfetto equilibrio tra gli strumenti.

Qual'è il modus operandi dei Three Steps To The Ocean in studio?
(Francesco) Abbiamo preparato tutto il materiale minuziosamente in sala prove prima di entrare in studio in modo da sfruttare il tempo nel modo più proficuo possibile, nonostante ciò abbiamo lasciato volutamente degli spazi di manovra per spippolare in loco con gli strumenti de La Sauna. Evidentemente ci siamo riuscito visto che l’album l’abbiamo registrato come lo volevamo e abbiamo avuto diverso tempo per giocare anche a PES 2009 con la Xbox dello studio (che, diciamolo, è gran meglio della Playstation).

Pensate che la musica adesso con l'avvento di internet e con la possibilità di scaricarla abbia perso un po' della sua 'bellezza' e della sua essenza?
(Andrea) Assolutamente no. L’avvento di internet ha permesso a chiunque di proporsi al mercato, ha permesso alle persone di scoprire band che non troveresti mai in un negozio. Chiaramente poi tutto dipende dalla modalità di fruizione: se una persona scarica cinquanta album al giorno, sente i primi trenta secondi del primo pezzo e in base a quello decide se cestinare o no quel gruppo allora sì, la poesia va abbastanza a farsi fottere.

Siete ancora legati all'acquisto del buon vecchio cd nel negozio di dischi di fiducia oppure fate parte degli amanti degli mp3 e dell'iPod?
(Andrea) siamo divisi su questa scelta, io personalmente scarico molta musica e poi compro se davvero ne vale la pena a puro scopo collezionistico perché anche a livello pratico ormai è molto più comodo avere la musica sul proprio computer piuttosto che su cd. Nel frattempo gioco a Win For Life per poter ricominciare a comprare un paio di dischi nuovi a settimana come quando ero un pischello.

Se doveste fare un mixtape di gruppi della vostra adolescenza, chi includereste?
(Francesco) CSI - Linea Gotica, The Prodigy – Music For The Jilted Generation. Deftones – Around The Fur.
(Andrea) Verdena – Omonimo, Deftones – Around The Fur, Dredg – El Cielo, The Police – Reggatta De Blanc.
(Davide) Silverchair – Freak Show, Green Day – Nimrod, Placebo – Without You I’m Nothing, The Smahing Pumpkins – Mellon Collie And The Infinite Sadness

Per quanto riguarda i vostri live, cosa potete dirci?
(Andrea) Che sono potentissimi e chi non viene a vederci vale poco.
(Davide) Che suoniamo in una nube...

 

IT - Intervista su Noize Italia

Ecco l'intervista ad Andrea (chitarra) e Francesco (sinth), membri dei Three steps to the Ocean, band del mese di novembre.

Ragazzi un debut album che consacra le vostre capacità ed espande i territori battuti. Come nasce "Until Today Becomes Yesterday"?
A: Until Today Becomes Yesterday è probabilmente il passo più importante della nostra fin qui breve storia. Ogni band, quando nasce, inizia a sognare l’uscita del primo album, obiettivo tutt’altro che facile da raggiungere; a 3 anni e mezzo dalla nostra nascita ce l’abbiamo fatta e siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto. Alla base di tutto c’era voglia di registrare le canzoni con i nostri suoni. Durante le registrazioni dell’EP non avevamo avuto il tempo per dare la nostra impronta sui suoni come volevamo, il risultato era stato comunque di ottima fattura ma mancava, secondo noi, di quella spinta sonora in più che c’è in sede live. In Sauna ci siamo presi tutto il tempo che volevamo e grazie a Andrea Cajelli e Marco Sessa siamo riusciti ad andare anche oltre. Siamo infatti riusciti a migliorare alcuni aspetti dei nostri suoni, il che è stato importante anche per capire e conoscere meglio i nostri strumenti e i nostri ampli, completamente rinnovati dalla registrazione del vecchio EP. Ovviamente, per come siamo fatti, senza un freno inibitore saremmo ancora in studio di cercando di sistemare questo o quel suono particolare, ma ci riteniamo altamente soddisfatti del prodotto finale. Abbiamo poi voluto utilizzare tutta la nostra strumentazione e non abbiamo voluto calcare troppo la mano in fase di mixaggio, per avere un disco riproducibile al meglio durante i concerti. Non a caso, particolare attenzione è stata messa sulle dinamiche di tutti gli strumenti. Per quanto riguarda il songwriting siamo sempre le solite quattro persone che si ritrovano a suonare per passione cercando di non darsi limiti e barriere stilistiche. Rispetto all’EP c’è sicuramente meno linearità nelle canzoni, più elettronica ed aperture più “pesanti” oltre che un’atmosfera più cupa.

Mi pare di aver rilevato un filo conduttore per tutti i pezzi dell'album, mi sbaglio? inoltre il testo a corredo dell'artwork sembra funga da "traccia" da seguire come chiave di lettura: non voler accettare il tempo che passa e vedere le cose che ti stanno attorno esattamente come sempre. Potete dirci di più a riguardo?
A: Sì, esatto. Possiamo definirlo una specie di concept album che ruota attorno alla linea del cambio di data. Tutte le canzoni dell’album sono più o meno collegate al paradosso che si innesca attraversandola, sulla base di questa idea abbiamo elaborato una storia con l’aiuto di un’amica, rimbalzandocela l’un l’altro, aggiungendo particolari, inventando una situazione con al centro un individuo dai tratti incerti.
F: Il contesto fisico di questa storia sono le Isole Diomede, due piccolissime isole nel mezzo dello stretto di Bering, separate da 3 km di mare nel mezzo del quale passa la linea del cambio data. Una delle due isole è territorio russo, l’altra è territorio americano. Il protagonista della nostra storia immagina, e spera (ricordando tale Lynne Cox, nuotatrice che nuotò da un’isola all’altra durante il periodo di guerra fredda), di poter varcare al contrario la linea del cambio data e tornare quindi al giorno prima, con ciò che ne consegue, varcando quindi confini spaziali, temporali, culturali…tornando al passato. Chi compra il disco scopre anche come va a finire. Tutti i titoli delle canzoni si riferiscono, in maniera più o meno esplicita, a questo paradosso spazio-temporale, seppur non direttamente alla storia che abbiamo creato.

Avete accentuato il lavoro di tastiere e sample, i pezzi hanno sicuramente texture più elaborate e personali che in precedenza. Cosa vi ha portato ad ampliare le strade percorribili?
A: L’elettronica è sempre stato uno strumento importante nella stesura dei nostri pezzi, non l’abbiamo mai utilizzata come riempitivo quindi è stato naturale che fosse più presente/elaborata e personale rispetto a prima.
F: In generale, ci piace che l’elettronica si senta bene, sia presente, pur senza prevaricare sul resto. E’ parte integrante dei pezzi sia in fase compositiva che in sede live. E, come dici giustamente anche tu, amplia davvero a dismisura le strade percorribili.

Come siete entrati in contatto con i ragazzi di Frohike e Forgotten Empire, questi ultimi inoltre distibuiranno il vostro disco negli Usa, vero?
F: Purtroppo il nostro rapporto con Forgotten Empire Records, che sembrava essere partito nel verso giusto, non ha ancora portato a nulla e non sappiamo se e come proseguirà. Possiamo tranquillamente dire che se avessimo aspettato loro, ad oggi questo album non sarebbe ancora uscito e non conosceremmo neanche una data d’uscita. Purtroppo la non-chiarezza porta a questo…scazzi, ritardi, abbandoni di progetti e via dicendo. Tutto il contrario possiamo invece dire di Simone e Marta di Frohike Records che invece ci hanno dato una mano fin da subito in fase di stampa e supporto, e anche ora, con spedizioni e promozione. Hanno una passione enorme per quello che fanno (le loro prossime uscite saranno interamente fatte a mano, copia per copia), e la cosa si avverte eccome. E poi abitano a 5 minuti da casa mia.

I Three Steps to the Ocean esistono da quasi quattro anni e possono già vantare esperienze di live all'estero, parecchie le vostre date in Austria e Germania. come è stato il responso? inoltre contate di ritornarci a breve?
A: Assolutamente si, ci stiamo già muovendo per organizzare un altro piccolo tour europeo. La voglia di suonare ovunque da parte nostra è tanta, per noi il tour in Germania è stata un’esperienza unica. Arrivare a Berlino direttamente da Milano dopo 14 ore di furgone e trovarsi un locale pieno di gente urlante ti gratifica molto. Però bisogna dire che anche in Italia ci sono ottimi locali e realtà molto interessanti, seppur piuttosto rare. Spesso non ci si rende conto di quanto sia importante la promozione, alcuni locali credono nei gruppi che fanno suonare, promuovono la serata, hanno un “seguito” di persone che sanno che in quel locale i live sono organizzati secondo certi criteri, di conseguenza le serate hanno un buon riscontro di pubblico, i gruppi si divertono e tutti sono contenti. Molti altri locali, invece, se ne sbattono e poi si lamentano che il pubblico non è stato numeroso. Motivi per cui ad oggi, per noi è probabilmente più facile trovare una data valida a Berlino che non a Milano, in quanto all’estero le realtà di cui parliamo si trovano con più facilità che in Italia.

Quali sono state le band che avete conosciuto e che dalle nostre parti ancora non hanno avuto molta visibilità ma la meriterebbero?
A: In Italia i primi che mi vengono in mente sono A Cold Dead Body, Juggernaut e Geisha...ma ce ne sono tanti altri. Ovviamente tralasciamo i vari Morkobot, Dead Elephant e Vanessa Van Basten che non hanno certo bisogno della nostra pubblicità (anche se magari farà loro piacere). In Europa abbiamo suonato tra gli altri con Schnaak, Season Standard e Doomina, band diversissime tra loro e tutte molto valide.

Ragazzi secondo voi lo stato di salute della musica indipendente italiana è buono? voglio dire cè tanto fervore tra i gruppi, molti e tutti attivi, ma queste stesse band hanno un responso ai loro sacrifici? esiste un audience di ascoltatori recettivi che supporta i gruppi e la buona musica senza compromessi o alla fine "ci si sposta solo per il gruppone americano" vanificando tanto di buono fanno gruppi come il vostro e di cui molti non si accorgono?
F:La risposta alla domanda se le band hanno una gratifica per i loro sacrifici è certamente un “no, non ce l’hanno.” Occorre però anche essere onesti e sottolineare come non siano poi molte le band disposte davvero a “fare sacrifici”. Non tutti sono disposti a tagliare sulle ferie al lavoro, mettere soldi (tanti) che non si sa se torneranno, sacrificare il weekend con gli amici e via dicendo. Sembrano cose banali ma non lo sono. Più che altro, noi ci stiamo rendendo conto di una cosa: il sacrificio forse più grande è fare le proprie cose con pazienza, organizzarsi, disegnarsi un ambiente proprio. Di questo semplice “stile di vita” non c’è traccia sui vari network digitali dove più che altro vige il “voglio tutto e lo voglio subito.” Penso che come gruppo stiamo facendo un percorso, di che tipo non lo so, ma lo stiamo facendo. A nostro avviso, questo vuol dire essere un gruppo in salute. In Italia ce ne sono certamente un po’ (Ufomammut e, in misura minore, gli Zu sono probabilmente tra i casi più eclatanti), seppur probabilmente meno di quanto si creda. Il discorso pubblico è annoso e, almeno ai miei occhi, abbastanza incomprensibile. La presenza di pubblico ai concerti e il suo supporto attivo (leggasi “comprare dischi”) sono due cose ormai così intimamente connesse alla capacità che un gruppo che si autopromuove ha nello sfruttare internet, che è sempre più difficile crearsi un nocciolo duro di pubblico effettivamente attento a quello che fai. Riuscirai a far girare il tuo disco, lo ascolteranno in tanti, piacerà probabilmente a molti…ma te lo compreranno in pochi, e continuerai a suonare in posti con 200 persone o con 5, senza poterci in realtà fare quasi nulla. E’ una specie di precariato.

Quali sono le date del tour già in programma per promuovere il disco?
A:Abbiamo ricominciato con i concerti il 10 Ottobre al Circolone di Legnano ed è stata una gran bella serata, avevamo un mini-tour di tre giorni che magicamente si è trasformato in un’unica data a Genova il 23 Ottobre scorso. La prossima data in programma sarà di supporto agli ZU all’ex Le Piccole Iene (ora Rock‘n’Roll Arena) di Romagnano Sesia (NO) il 4 Dicembre. Ci stiamo muovendo, non senza fatica, per cercare concerti in giro per l’Italia ed Europa per inizio anno. Speriamo di riuscire a chiudere tutte le date che vorremo fare. Se qualcuno è interessato a un nostro live ed ha contatti per aiutarci nell’organizzazione può scriverci senza alcun problema.

Ragazzi avete campo libero per scrivere quello che volete ai lettori di Noize, grazie della disponibilità.
A: Venite ai nostri concerti, andate ai concerti in generale. E buttateci pupazzetti sul palco. A parte gli scherzi, grazie a Noize per l’attenzione che ci riserva fin dai nostri primi passi. Colgo l’occasione per ringraziare tutte le persone che ci hanno supportato in un modo o nell’altro. Per qualsiasi informazione/contatti per live/collaborazioni etc etc scriveteci pure a threestepstotheocean@gmail.com

Intervista by Sephi