Home
Releases
Artists
Dates
Press


Manifesto
Mailorder


Contacts


Press

 

Dyskinesia / Inteviews

IT - Intervista su NeuroPrison

Il nuovo nato in casa Dyskinesia si candida ad essere una delle migliori uscite dell'anno, abbiamo quindi contattato Komesar per fare il punto della situazione.

Ciao ragazzi, innanzitutto complimenti per il disco, una sorpresa davvero gradita per chi ha seguito in diretta i vostri passi. E’ passato molto tempo dall’uscita di “Live in Prypiat” e la formazione è cambiata; quali sono state le dinamiche all’interno della band in questo periodo?
(k) Il cambio di formazione che c'è stato tra “Live in Prypiat” e “Dyskinesia” è stato conseguenza della volontà mia e di Sisto di dare concretezza a tutto ciò che con il primo disco non era stato possibile fare. Sicuramente anche ora, con una formazione a cinque e un sound decisamente più complesso di Live In Prypiat, la strada da fare è tanta ma quantomeno abbiamo i mezzi per “gestire” le nostre idee. Non escludo che in futuro si possano aggiungere altri strumenti e magari anche altri strumentisti ma sicuramente tra noi cinque si è raggiunto un' equilibrio tale da permetterci una totale autonomia di composizione e questo è quello che si andava cercando sin dagli inizi.

Il nuovo disco era pronto da tempo, ma l’attesa per la pubblicazione si è prolungata più del previsto, cosa è accaduto di preciso?
(k) Il disco è pronto dall'estate del 2008. La ricerca delle Label ha sicuramente occupato un bel po di tempo e anche una volta determinata la "cordata" si è perso tempo. E' inutile scadere nel gossip e puntare il dito ma una cosa è certa, ci sono stati dei ritardi e ci sono stati dei problemi che potevano essere evitati e se da una parte ci assumiamo le nostre colpe non abbiamo alcuna intenzione di dimenticare gli errori degli altri.

Nonostante “Dyskinesia” abbia attraversato periodi così travagliati e un periodo di due anni dal disco precedente, ci sono punti di collegamento tra i due album; allo stesso tempo pare anche che vi siate liberati da certe cime che legassero il vostro suono alla forma-canzone, arrivando a concepire il suono quasi come un flusso continuo...
(k) Mi fa piacere che tu l'abbia notato e mi fa ancora più piacere se la cosa è evidente a tutti e non solo a chi ci segue sin dagli inizi. I punti di collegamento con Live in Prypiat sono tanti, nonostante sia un'album impreciso, grezzo e privo di una qualsiasi razionalità negli arrangiamenti non ne cambierei una sola nota. Le atmosfere di "Dyskinesia" sono in evoluzione rispetto a Live in Prypiat e non in sostituzione.

A un ascolto superficiale potrebbe quindi sembrare un disco omogeneo, in realtà nasconde sfumature varie e ben assortite, tra intenzioni di scuola Neurosis e ritmi marziali, ombre rumoriste e momenti di silenzio, addirittura inaspettati passaggi dal sapore new-wave. In che maniera riuscite ad armonizzare tutte queste componenti?
(k) E' molto semplice, almeno per quanto riguarda il nostro modo di comporre. Non c'è nessuna scaletta o struttura da seguire, il pezzo vien da sè in funzione di quello che suoniamo. Solo una volta che il pezzo raggiunge stati già embrionali si ragiona sulla struttura e sul prodotto finale.

Chiedere a questo punto quali siano le vostre influenze potrebbe sminuire il vostro ottimo lavoro, quindi sarebbe molto più interessante conoscere quale sia l’ispirazione -o quali siano- per i vostri componimenti-...
(k) personalmente sono molto legato ad artisti come Atrax Morgue, Lustmord, Mono, Coil, Genocide Oragn, Brighter Death Now, GodSpeed You Black Emperor e molti altri che ora non mi vengono in mente. Contando però che la composizione dei pezzi avviene solo durante le prove e mai da una persona soltanto non mi ispiro direttamente ai miei gruppi preferiti, è tutto molto più diretto e naturale.

Addirittura nella traccia “Il secondo giorno” compare una inattesa vena melodica, celata sotto strati di chitarra, ma comunque ben riconoscibile. Essendo anche la traccia più lunga e, per chi scrive, affascinante, del disco, potreste dirci come è nata?
(k) Esattamente come gli altri pezzi per quanto riguarda la nascita, la composizione e l'arrangiamento. Le assonanze con il post rock che l'alleggeriscono un poco e la struttura leggermente più definita sono state però per noi un punto di partenza e una svolta , i pezzi per il nuovo disco di fatto sono molto più sulla linea de " Il secondo Giorno".

Proprio la vena melodica della traccia sopraccitata non sarebbe emersa senza un suono adeguato, sicuramente uno dei punti di forza del disco. Quanto ci avete lavorato e quanto è importante per voi questo aspetto? Avete usato sperimentato nuove apparecchiature al riguardo?
(k) Abbiamo registrato in presa diretta all'Elfo Studio, sfruttando l'acustica della sala e il riverbero della hall. Non abbiamo sovrainciso nulla se non la voce per motivi tecnici e anche in fase di mixaggio ci siamo limitati a una pulitura generale del suono senza alterare significativamente nessun strumento. Il grosso del lavoro è stato fatto quindi prima della registrazione, nella scelta degli ampli, degli strumenti e del modo migliore per conciliarli. Al momento, rispetto a "Dyskinesia", abbiamo già una sturmentazione differente e settaggi differenti quindi la ricerca dei suoni e del sound complessivo continua e non ho alcun idea di dove andremo a sbattere la testa. Personalmente credo che nonostante l'aggiunta di strumenti o anche solo di rumori, stiamo andando verso un suono più semplice e diretto, meno effetti e molta più sostanza. Ma è un mio punto di vista, nulla di più.

Il lato visuale è strettamente collegato con quello sonoro. Il formato scelto è quello di un 7” con all’interno il cd. L’artwork del disco e il cartoncino all’interno rispecchiano fedelmente i suoni e le atmosfere dell’album: sono venuti dopo la creazione della musica? Che tecnica è stata utilizzata per realizzarli?
(k) l'artwork è stato realizzato da Luca successivamente alla registrazione dell'album, l'idea del formato, se non ricordo male, era venuta da una delle Label. Su come sia stato realizzato e affini non so nulla.

Leggendo i titoli delle canzoni pare che vi sia un concepì dietro “Dyskinesia” o comunque un filo conduttore tra i componimenti. Di cosa si tratta, e in particolare quale è la “materia” a cui fate riferimento?
(k) Il disco vorrebbe essere un concept su un disastro nucleare. L'idea è di un' ipotetico continuo con Live in Prypiat che prende appunto ispirazione dal disastro di Chernobyl che costrinse all'evacuazione di varie città, tra le quali Prypiat. Le stesse foto presenti all'interno dell'artwork di "Dyskinesia" sono di Prypiat. Quindi c'è si un continuo con il primo disco anche se in entrambi i casi abbiamo solo voluto rispecchiare momenti e atmosfere che ci affascinano e che ci sono cari ma l'idea stessa del concept segue alla realizzazione dei pezzi quindi, a mio parere, non è da prendere cosi sul serio.

Potrebbe essere un ipotetico ponte verso il prossimo album?
(k) Potrebbe, per il momento però ancora non ci siamo posti il problema. Il degrado, il distacco e l'annichilimento ci sono, vedremo che veste dargli.

Pensate di aver raggiunto a livello musicale, le caratteristiche che il vostro nome porta?
(k) Forse, ma personalmente spero che si arriverà oltre i semplici spasmi.

Dalle vostre parti sono emerse negli ultimi tempi molte band dall’indubbio valore. Vi è una “scena” a livello locale? Come vedete la questione a livello nazionale invece?
(k) No no nulla di simile a una scena. A Piacenza, ora come ora, non ci sono locali per suonare, nel senso vero e proprio che non ce ne è neanche uno. Cremona anche naviga in mari disperati e sicuramente la provincia Parma-Cremona-Piacenza non offre tanto di più delle città. I gruppi validi ci sono ma non si suona, quindi come se non ci fossero.

Recentemente avete partecipato a una delle compilation Droning Earth e al secondo volume della compilation NeuroSounds. Qual è il vostro pensiero riguardo a queste iniziative? Pensate che possano realmente contribuire a scardinare certi luoghi comuni sull’underground e permettere di riconoscerne il valore?
(k) Sono sicuramente delle buone iniziative e aiutano molto la conoscenza gruppo-gruppo.Personalmente mi hanno colpito molto i Donkey Breeder, non li conoscevo e sono stati un ottima sorpresa. Per quanto riguarda l'effttiva utilità che queste compilation possano avere nel far girare il nome del gruppo non saprei, bisognerebbe capire quanti e da quali canali scaricano questi pezzi. Non credo insomma che possa fare la differenza una compilation online, come neanche una compilation su disco ma sicuramente sono ottime iniziative che muovono nella direzione giusta.

Siamo quasi arrivati alla fine, quali sono i progetti futuri?
(k) con l'inverno usciranno due split, " Dyskinesia - Gioventu Suicida Studentesca " (Tape - Deserted Factory) e "Dyskinesia - Corpoparassita " (cd - Frohike Rec.). In primavera contiamo di registrare il nuovo disco.

Grazie per la disponibilità ragazzi, a voi l’ultima parola. A nome di NeuroPrison un grande ringraziamento e un sentito “in bocca al lupo”.
(k) grazie a voi di neuroprison per la compilation, l'intervista e la recensione. Saluti!

 

IT - Intervista su Audiodrome

I Dyskinesia hanno saputo fare dell’ibridazione tra generi e della libertà espressiva un linguaggio complesso e, al contempo, compiuto: la loro è una Babele sonora in cui molteplici idiomi vengono ad assumere nuovo senso, alla luce di un amalgama sfuggente e riluttante ad essere ingabbiato dentro etichette di comodo o schemi pre-costituiti. Tale approccio al suono ha assunto le sembianza di un album che convince e rapisce l’ascoltatore, tanto da meritarsi il “must read” su queste stesse pagine. Date le premesse, era inevitabile cercare di approfondire la conoscenza con i musicisti coinvolti nel progetto.


Cominciamo con i complimenti per il disco, viene a questo punto spontaneo chiedervi come vi siete incontrati e quale è stato il percorso che vi ha portato a realizzarlo?
Qui Komesar, vi ringrazio da subito per l'attenzione che state dedicando a Dyskinesia, apprezziamo tutti il lavoro di Audiodrome. Il gruppo nasce nel 2007, della formazione originale sopravviviamo solo io e Sisto, ma, al momento, con lo schieramento a cinque, sentiamo di aver raggiunto quell’equilibrio sonoro che ricercavamo sin dall'inizio. Da Live In Prypiat, registrato ancora in forma di trio, abbiamo fatto grandi passi in avanti, sopratutto per quanto riguarda la composizione e l'esecuzione dei pezzi. Ciò che prima era un progetto con dei vincoli, seppur minimi, ora è una forma canzone totalmente libera e completamente adattata e costruita attorno ai soli musicisti, ogni scelta prettamente stilistica o estetica viene rimandata rispetto a ciò che effettivamente si “vuole” da un pezzo. L’album Dyskinesia ha questo in più rispetto al disco e al gruppo che lo precede.

Non sembrate amare troppo apparire in foto o dare importanza alle singole personalità del gruppo, quasi che Dyskinesia debba essere considerata una sorta di entità a sé distinta dai singoli componenti. C'è qualcosa di vero o è solo una mia impressione?
Sicuramente non amiamo apparire in foto o simili su internet, non ci piace neanche molto l'idea di doverci “porre” al pubblico, di confezionarci e esporci in banconi che hanno il nome di MySpace, LastFm, Facebook e tutti gli annessi e connessi. Questo non per infantile rifiuto del sistema o alternativismo da baraccone, semplicemente siamo persone che non amano esporsi, la nostra fiducia e la nostra amicizia vanno guadagnate con dei fatti e non da richieste virtuali. I motivi di tanto “mistero” sono semplicemente questi, se proprio ci si deve esporre tanto vale farlo per quello che si vende, musica non bella presenza.

Dall'ascolto del lavoro ci si fa l'idea di una formazione onnivora e non certo limitata in fatto di ascolti/assimilazioni. Quale è il vostro background sia come musicisti sia come ascoltatori?
Hai perfettamente ragione. Siamo in cinque e veniamo tutti da esperienze completamente diverse. Musicalmente tra di noi si è ascoltato e suonato in precedenti gruppi punk, brutal, grind, hardcore, rock, ambient e mille altre cose che ora neanche mi vengono in mente. I gruppi da cui veniamo e che nei singoli musicisti hanno in parte determinato aspetti musicali differenti lo confermano, per darti qualche nome e indicazione si può parlare dei SelfHumanCombustion (brutal), Viscera/// (grind), Nyper (hardcore), Bloodline (hardcore oi) , Tfp (rock, post-rock) e, oltre a questi, ognuno di noi ha suonato e si è divertito in situazioni e con persone delle più diverse. Il fatto di aver avuto esperienze diverse, poi, non so quanto abbia realmente influenzato il prodotto finale, nel senso che, essendo il risultante delle nostre esperienze cosi “maleducato”, mi viene da pensare che non si tratti della semplice somma di vissuti musicali, ma che sopravvenga a questo una volontà precisa, che è quella di “spaccare le cose”.

Il maggior pregio delle vostre composizioni è la capacità di utilizzare elementi differenti per creare un unicum difficile da catalogare e con una forte personalità: si tratta di un processo che richiede un lungo lavoro o preferite utilizzare un approccio viscerale in sede di composizione?
L'approccio è totalmente libero, non è mai successo in passato e credo non succederà neanche in futuro che si scelga qualcosa per una canzone o che si giudichi cosa deve e non deve stare all'interno di un pezzo. Ognuno di noi ha il 100% di libertà di composizione in un pezzo e l'unicum difficile da catalogare di cui parli non è altro che l'incontro di 5 cose diverse, nate da persone e da volontà differenti. L'aspetto grottesco che spesso ci caratterizza è conseguenza involontaria di questo processo di composizione. In una e una stessa canzone due componenti del gruppo sviluppano aspetti differenti con differenti sonorità e atmosfere, l'unione nella dissonanza crea spesso quell'ambiente caotico che secondo me ci caratterizza più di ogni altra cosa. In sostanza tra noi del gruppo non ci si comporta in modo molto differente da come ci si comporta con il pubblico: l'essenziale è farsi i cazzi propri.

Ho notato anche una estrema cura nello scegliere i suoni, determinanti nella riuscita dei brani e altro punto di forza del disco. C'è qualcuno in particolare che si occupa di questa ricerca o si tratta di un lavoro di squadra in cui ciascuno apporta le proprie idee/gusti?
Si, l'attenzione verso i suoni è fondamentale per raggiungere l'espressività ricercata in composizione e non vedo come si potrebbe prescindere da questo. La musicalità di un disco o di un gruppo in generale dipende sia dalla forma sia da come il suono stesso si presenta e prende più o meno un ruolo centrale nel pezzo. Nel nostro piccolo stiamo cercando di ritagliarci le nostre pedaliere e i nostri “problemi” adattandole ad hoc alle nostre esigenze, ma non è cosi facile. Purtroppo spesso non sono solo discorsi di qualità, ma di strumenti per raggiungere un fine e di conseguenza la ricerca dei suoni è tanto lunga e complicata tanto quanto il fine è complesso. Tra di noi chi più di tutti si occupa dell'aspetto sonoro è Sisto, è sicuramente parte fondamentale del gruppo da questo punto di vista, sia per la sperimentazione di nuovi “settaggi” sia per le conoscenze tecniche. Per il resto ognuno di noi fa del proprio meglio per fare del proprio peggio.

I titoli dei brani suggeriscono un concept o comunque una storia che si dipana lungo il disco, potete raccontarci qualcosa di più a riguardo?
Molto semplice, non c'è tutta questa gran costruzione dietro. I titoli richiamano un’ipotetica storia di un disastro nucleare, partendo dall'ultimo giorno prima della catastrofe, passando per tutte le fasi che caratterizzano un evento di questo tipo (i vari fallout, ad esempio) per arrivare all'ultimo pezzo che richiama a una realtà in cui nonostante il gran casino del disastro nucleare, il mondo, la realtà fisica del mondo, continua indisturbata il suo processo. In sostanza, vi è un calare di tensione e di mancanza di ossigeno dal primo pezzo fino all'ultimo, dal più nervoso e paranoico al più rilassato e distaccato, che dovrebbe in teoria rappresentare un' idea di mondo priva di esseri umani. Non so quanto effettivamente funzioni come idea ma questo è quanto.

Cosa mi dite della coproduzione con le label Frohike, Creative Field e Cold Current? Come siete entrati in contatto e cosa vi ha fatto optare per tre realtà così peculiari?
La stampa del disco è stata una questione abbastanza morbosa e prolungata nel tempo. Il disco “Dyskinesia” è stato finito nel maggio del 2008 ed è uscito praticamente un anno dopo, tutto questo per una serie di contrattempi, di sovrapposizioni e simili che non hanno un nome e una colpa ma che semplicemente hanno fatto macerare oltremodo il nostro disco. Del lavoro di Creative Field, ColdCurrent e Frohike non ci lamentiamo, anzi, è grazie a loro se ora il nostro disco può girare e noi con lui di conseguenza. Sono tre label molto diverse, ma questo non ci spaventa, anzi, la possibilità di approdare a più mercati, basati su gusti differenti, è una cosa che ci incoraggia molto a continuare a non porci dei limiti. Inoltre, in Italia, non vi sono grandi label in grado di dare un appoggio sicuro sin da subito ai gruppi, nuove etichette come Supernatural Cat o 42Records stanno facendo sicuramente un ottimo lavoro per dare una base solida all'underground, ma il problema è che i gruppi sono tanti, i soldi sono pochi e la voglia di rischiare e puntare sull'innovazione spesso proprio non c'è. Da entrambe le parti, sia chiaro. La scelta di una coproduzione tra tante piccole label, quindi, è forse la soluzione migliore per far sì che quantomeno il nome giri il più possibile e ci si riesca a coprire le spalle. Per il momento non abbiamo di che lamentarci, il disco girerà, in teoria, in 3 mercati differenti tra loro con un pubblico che avrà esigenze e canoni differenti, ottenendo quindi risposte differenti, il che non è male se si vuole evitare di fossilizzarsi in proto-scene italiane e non come quelle post-hardcore, noise, metal, ecc. ecc.

A questo punto, mi viene da chiedervi se vi ritenete parte di una comunità o di una scena, o se piuttosto vi sentiate più dei cani sciolti?
Questa è una domanda difficile e sicuramente non penso di essere in grado di darti una risposta sufficientemente giustificata. Non ci sentiamo parte di una scena, né di una comunità, né tantomeno di un giro di gruppi. Abbiamo stretto amicizia con molti gruppi che stimiamo tantissimo, come Corpoparassita, Gss, Aethere, Morkobot, Orbe, Viscera///, Tryptamin, The Drop Machine, Deprogrammazione e altri che sicuramente ora dimentico. Questo però non è sufficiente a creare una comunità o ancor di più una scena. Quello che manca è la volontà di sbattersi veramente da parte di molti gruppi, i posti fisici in cui suonare e, se si vuole una scena che per quanto eterogenea abbia un nome e un volto, un punto di riferimento che crei spirito d'identità e appartenenza. In mancanza di questo, credo, ognuno di noi continuerà a giocare agli Isis e ai Sunn O))).

La grafica del vostro lavoro è curatissima e ne diventa parte integrante, un valore aggiunto oltre al suo contenuto musicale. Label come la Denovali ormai mettono i dischi in free download, salvo poi offrire vinili curatissimi anche come grafiche e packaging. Avete partecipato alla nuova compilation di Neuroprison che può essere liberamente scaricata con licenza Creative Commons. Insomma, stiamo vivendo in un periodo di grandi fermenti e cambiamenti. Cosa pensate che succederà nel prossimo futuro?
Sinceramente non ne ho idea, sembra che la conseguenza logica del mondo di oggi sia internet e il download da una parte e dall'altra un' artigianato di fino di vinili, cd, dvd e altro, esattamente come dici tu. A me non convince molto come sistema, il prodotto d'eccellenza rimane sempre un mercato chiuso, limitato ai collezionisti o ai fanatici, dati anche i costi che solitamente hanno dvd e cd realizzati in un certo modo. Il download ha degli ovvi vantaggi, ma anche degli enormi contro dati da un prodotto che manca di personalità e di esclusività come può essere un disco comprato materialmente.

Può anche essere che tutto questo cambiamento sia semplicemente dovuto al fatto che mancano, in molti ambiti, gruppi e realtà musicali in grado di invogliare veramente una persona a seguirli, sia nell'acquisto sia nel live. Del resto i dischi di Vasco Rossi o chi per lui vendono e quindi non è vero che la gente non compra più, semplicemente credo che manchino in molti casi buoni motivi per spendere dei soldi.
Per quanto riguarda compilation e cd scaricabili volutamente da internet sono tutti ottimi strumenti per pubblicizzarsi e per dare una spinta ad alcuni gruppi. La compilation di Neuroprison, ad esempio, ci ha permesso di scoprire diversi gruppi italiani interessanti che prima non conoscevamo e per noi stessi è stata un' ottima opportunità di far girare “Dalla Nascita”.

Altra curiosità riguarda il tipo di reazioni e di pubblico che un progetto come il vostro può attrarre. Esiste un fruitore tipo della vostra miscela sonora?
Non ne ho idea, abbiamo sempre avuto un pubblico (quando ce n'è) abbastanza vario nelle forme e nei colori. La cosa non ci interessa molto, al massimo ci interessano i giudizi del pubblico, giusto per gossip e curiosità di che figura si è fatta quella sera. Il pubblico che apprezziamo di più è quello che va via dopo 10 minuti di pezzo e che dice “questa non è musica, bravi tutti a far casino”. Quello ci piace, gli accademici della musica che sfogano la loro frustrazione su quanto gli hai richiamato chissà quale gruppo che conoscono solo loro, giusto per concedersi il proprio momento di palco, non ci piacciono proprio.

Come vi rapportate con l'attività live? Non deve essere facile riproporre in dal vivo il vostro universo sonoro...
Il prodotto live è sicuramente molto diverso dal prodotto registrato, ma ci piace e ci diverte molto suonare dal vivo, in qualsiasi situazione e contesto e quindi sono convinto che per quanto diverso sia il live dal disco, se una persona è in grado di ascoltare, riuscirà comunque a comprendere e a farsi l'idea giusta di cosa e come siamo, indipendentemente da che ci apprezzi o meno. Lo stesso disco comunque è stato registrato in presa diretta e non sono state fatte sovra-incisioni da nessuno, se non la voce che è stata direttamente registrata per suo conto per motivi tecnici. La differenza tra il live e il disco, quindi, si gioca per lo più nel casino che ci si becca in faccia e nelle parti che vengono leggermente cambiate, l'andamento della canzone rimane solitamente invariato.

Grazie mille per il vostro tempo, qualcosa da aggiungere?
Grazie mille a voi ancora, e per la recensione e per questa intervista. Approfitto dello spazio per segnalare che con l'autunno e l'inverno usciranno 2 split in tape. “Dyskinesia – Corpoparassita” e “Dyskinesia – Gioventù Suicida Studentesca”. Un saluto ad Audiodrome!